Truffe in serie nel mercato delle auto

Complessa indagine internazionale per la Guardia di Finanza: in arresto due uomini e altri 24 denunciati. L'accusa è di organizzazione a delinquere

Hanno truffato lo Stato italiano e la Comunità Europea, falsificato documenti e atti ed evaso il fisco per 2,5 milioni di euro accertati. È quanto emerso dalle indagini della Guardia di Finanza di Busto Arsizio che ha sgominato una vera e propria organizzazione a delinquere con base tra Germania e Busto Arsizio e ramificazioni in Italia, in Lazio, Piemonte e Lombardia. In manette sono finiti il proprietario di un grosso concessionario di Busto Arsizio, individuato come il soggetto principale dagli uomini delle Fiamme Gialle, ed un italiano residente in Germania, il basista dell’organizzazione, arrestato con la collaborazione delle forze di Polizia tedesche, in attesa di estradizione. L’indagine, durata alcuni mesi, è stata denominata operazione “Kitt” e ha portato alla denuncia in tutto di 24 persone: i reati contesati sono associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danno dello Stato e dell’Unione Europea, alla falsificazione di atti e documenti, all’alterazione del mercato della libera concorrenza ed all’evasione fiscale. Un’altra persona oltre ai due arrestati ha subito l’interdizione dell’attività imprenditoriale per ordine dell’autorità giudiziaria.   

Il “trucco” usato dai malviventi era complesso, ma efficace, tanto da portare guadagni stimati in circa 12 milioni di euro. In sostanza funzionava così: un cliente che seguendo i canali tradizionali poteva avere la sua potente autovettura nel giro di 3-4 mesi, nella concessionario di Busto Arsizio era alla guida già nel giro di dieci giorni, con l’aggiunta di uno sconto considerevole. Tutto ciò grazie agli stratagemmi del concessionario bustocco e del suo complice in Germania: una volta ricevute commesse per una decina di macchine, sufficienti a riempire un camion per il trasporto in Italia, le faceva acquistare da aziende del settore sparse sul territorio nazionale, intestate a prestanome o concessionari compiacenti (tutti denunciati), poi faceva falsificare i documenti per dare al cliente finale l’auto “pulita” e in regola. I vari passaggi di mano fittizi consentivano al concessionario bustocco di pagare sempre meno l’auto (che alla fine del giro risultava essere di terza mano) e offrire al proprio cliente sconti interessanti, dovuti anche al fatto che l’Iva non veniva pagata né in Italia né in Germania.  

La procedura si chiama in gergo “frode carosello”: per arrivarci gli uomini della Guardia di Finanza, partiti da un semplice controllo fiscale, hanno dovuto analizzare numerosi documenti e conti correnti in Italia e in Germania. In tutto le auto messe sul mercato con questo sistema sono circa 400: oltre alla truffa ai danni dello Stato e dell’Unione Europea c’è da considerare che grazie ai margini di guadagno derivanti dalla frode, il concessionario riusciva a proporre ai propri clienti auto a prezzi concorrenziali, creando danni agli operatori del settore che seguivano i canali canonici per procurare le macchine ai propri clienti.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 ottobre 2007
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