Tutte le imprese varesine operano con l’estero

I dati della terza indagine sul processo di internazionalizzazione delle imprese varesine mostrano la nostra provincia è una delle più "globalizzate"

Gli occhi degli imprenditori che hanno partecipato all’edizione 2007 del convegno GEIE si sono soffermati anche sulle slide che hanno riassunto i risultati di una ricerca: la “Terza indagine sui processi di internazionalizzazione delle imprese varesine” effettuata dall’Unione Industriali. Un elenco di dati, percentuali e cifre stilate con un obiettivo: rilevare la presenza delle imprese del Varesotto sui mercati esteri, le modalità con cui operano, le difficoltà incontrate, gli strumenti di sostegno di cui hanno bisogno. Risultato: il sistema produttivo varesino è tra i più internazionalizzati in Lombardia. Lo studio infatti,  promosso da Confindustria Lombardia, è stato effettuato anche dalle altre associazioni industriali territoriali, ando così un termine di paragone che premia il Varesotto. Delle 172 imprese intervistate all’ombra delle Prealpi, per un totale di 9.893 addetti, non una ha dichiarato di non operare su mercati esteri. Non solo, il 51,5% opera oltre confine da più di 20 anni, una percentuale superiore alla media regionale che si ferma al 42,2%. Rispetto ai livelli medi lombardi, inoltre, Varese primeggia anche per quanto riguarda la quota che l’export si ritaglia all’interno del fatturato totale delle aziende. Nelle imprese varesine la media è del 42,7%. In Lombardia del 36,6%.

L’indagine ha risposto anche alla domanda di quali siano i mercati di riferimento dell’industria provinciale, distinguendo tra Paesi membri dell’Unione Europea e Paesi Extra Ue. Tra i primi, le imprese varesine operano soprattutto in Francia (esporta in questo  stato il 66,7% del campione), Germania (66,1%), Spagna (53,8%) e Regno Unito (35,7%). Al quinto posto di questa classifica, invece, si piazza la Polonia (15,8%) che sempre di più si sta affermando come un partner commerciale dell’economia varesina. Al di fuori dei confini Ue, invece, la presenza dei prodotti varesini è radicata negli Stati Uniti (31%), nella vicina Svizzera (24%), in Russia (17%), in Giappone (16,4%) e in Cina (15,2%).

Ma le cifre sfatano anche un mito, quello delle imprese sempre pronte a delocalizzare. In realtà solo il 7% del campione produce in proprio o per conto terzi all’estero. Di questa netta minoranza, inoltre, il 25% ha siti produttivi non in Estremo Oriente o nell’Europa dell’Est, bensì in Francia. A dimostrazione del fatto che la scelta di aprire siti oltre confine sia dettata soprattutto dalla necessità di presidiare i mercati e non solo di ridurre i costi delle lavorazioni.  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 ottobre 2007
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.