Un anziano su tre non può permettersi l’assistenza domiciliare

Da un’analisi della Caritas Ambrosiana risulta che il 30 per cento degli ultrasessantacinquenni lombardi non ha un reddito sufficiente per retribuire una badante

Quasi un anziano su tre in Lombardia non può permettersi un’assistente familiare. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Istituto per la ricerca sociale. Secondo l’Irs, infatti, il 30% degli anziani

ultrasessantacinquenni in Lombardia ha una pensione di vecchiaia che non supera i 500 euro al mese. In base al nuovo contratto di lavoro per le colf, il costo medio mensile di una badante a tempo pieno è di 1.268 euro.

Dunque, molto di più della disponibilità economica di un pensionato medio che, quando ne ha bisogno, deve ricorrere alle entrate dei familiari: del coniuge o dei figli se è rimasto da solo. Le conseguenze di questa situazione è il costante aumento del lavoro sommerso. Gli anziani non potendo affrontare il mercato regolare, si rivolgono a quello in nero per trovare risposte ai loro bisogni. L’Irs stima, infatti, che in Italia tra le assistenti familiari straniere – quasi il totale – il 42% è clandestina, il 21% ha il permesso di soggiorno ma lavora senza contratto, il 37% ha un contratto regolare. Dall’analisi dell’Irs emergono anche una serie di proposte sottoscritte dai partner del progetto Equal “Qualificare”, tra cui Caritas Ambrosiana e Cgil Lombardia.

Il documento nasce dall’esperienza sul campo degli sportelli di Brescia e Senso San Giovanni che da quando sono stati aperti, nel 2005, hanno incontrato 1964 aspiranti badanti e 869 famiglie, concluso 558 contratti di lavoro.

Secondo i partner di “Qualificare” il lavoro privato di cura è sempre una relazione tra due soggetti deboli: il lavoratore, quasi sempre una donna straniera, e il datore di lavoro, l’anziano e la sua famiglia. Il nuovo contratto di lavoro per le colf ha avuto il merito di tutelare il primo dei due anelli, ma ha messo in difficoltà il secondo.

Se si vuole dunque spezzare davvero il circolo del sommerso che spesso trasforma un rapporto di aiuto reciproco in una relazione di sfruttamento dove non è sempre chiaro chi si approfitta di chi, bisogna non solo formare operatrici domiciliari qualificate ma anche aiutare l’anziano e la sua famiglia a rivolgersi al mercato regolare. Da qui l’insieme di proposte presentato oggi in conferenza stampa dai partner di Qualificare (Irs, Caritas Ambrosiana, Cgil Lombardia, Comuni di Brescia e Sesto San Giovanni).

Le misure riguardano: un regime fiscale davvero più favorevole per le famiglie che assumono un’assistente domiciliare in regola; l’istituzione di un Fondo regionale per la non autosufficienza che dia incentivi economici per l’emersione e la qualificazione; la definizione del profilo formativo di operatore di cure domiciliari nell’ambito delle professioni sociali esistenti; la sinergia tra servizi sociali e i centri per l’impiego.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 ottobre 2007
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