Un pestaggio in birreria dietro gli attentati incendiari

Botte per apprezzamenti a una cameriera a Buguggiate, poi una richiesta di soldi e misteriose lettere. Sullo sfondo, però, gli ambienti politici di un passato che ritorna

Carlo Ariosto, uno dei due arrestati per gli attentati incendiari, fu picchiato da un buttafuori al “centro del lago” di Buguggiate. Pugni che gli causarono un dente rotto, ma soprattutto che alimentarono del risentimento nei confronti di chi comandava quella sera nel locale. E’ da questo episodio, apparentemente banale, che nascono forse “Vigilanza Democratica Territoriale”, due attentati incendiari, lettere di minacce ai pm, il tutto sullo sfondo di una inchiesta su un movimento nazista.

E’ quanto emerge dall’ordinanza di custodia che ha portato in carcere con l’accusa di incendio doloso ed estorsione, Ariosto, fratello della più nota Stefania, e Alessandro Campesi. La scazzottata accade il primo giugno, i due commercianti milanesi vanno a Buguggiate; lì Campesi ha amici di vecchia data, tra cui Rainaldo Graziani, organizzatore di convegni della destra movimentista europea e gestore della corte dei brut di Gavirate. Ariosto è un po’ su di giri, e secondo alcuni testimoni insulta una cameriera, qualcuno interviene, qualche sberla, l’episodio finisce lì.
Il commerciante però chiede a Graziani conto di quella aggressione, e comincia a rivolgergli richieste di soldi, 7 mila euro per chiudere la faccenda. Campesi consiglia a Graziani di pagare, , ma quest’ultimo –  che quella sera era in sala perché amico e persona di fiducia di Francesco Lattuada (il titolare del locale) – non ne vuole sapere. E dunque, sempre secondo la ricostruzione dei pm  convalidata dal gip,  da qui nascerebbe l’idea di colpire il locale, il 27 giugno, con 50 litri di benzina. A cui segue una rivendicazione.

A settembre la procura di Varese rende nota l’inchiesta sulla xenofobia. 47 perquisizioni, tra cui anche Graziani e Lattuada.  Da allora le lettere anonime si intensificano, l’ultima è di una settimana fa. Il 10 ottobre prende fuoco il rifugio di Lattuada a Rima S.Giuseppe. Gli inquirenti hanno indizi pesanti: i carabinieri fermano Ariosto e Campesi a Varallo Sesia, e la telecamera di un municipio di Rimasco, a 4 chilometri dal luogo dell’incendio, immortala l’auto di Ariosto mentre sale, prima dell’incendio alle 17 e 47, e scende alle 19 e 26. Nel baule ci sono bottiglie di alcolici simili a quelli trovati tra i ruderi incendiati. La difesa controbatte: “Ci sono ancora molte cose da valutare, Ariosto dice di essere estraneo – spiega il legale Lucio Paliaga – le perquisizioni a casa sua hanno dato esito negativo e dopo la rissa in birreria lui andò via senza reagire e pensando di fare al massimo una querela, ora aspettiamo l’interrogatorio di garanzia di lunedì prossimo”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 ottobre 2007
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