Vicenda super stipendi, Palazzo Gilardoni all’anno zero

Stabilizzazione in vista per una dozzina di precari e nessuna conseguenza pecuniaria per i dipendenti coinvolti, ma il quadro tratteggiato dal segretario comunale è pesante

È un lavoro immane quello che nelle ultime settimane è toccato in sorte al segretario comunale Giacomo Rossi e a tutta la struttura amministrativa, in particolare all’ufficio personale. L’inchiesta "allargata" della Corte dei Conti, passata dall’esame dei super-stipendi di alcuni dirigenti alla più generale disamina degli atti amministrativi dal 2000 al 2005, ha trovato ampio pane per i suoi denti e ha messo le ali a Palazzo Gilardoni, dove si sgobba alacremente per farsi trovare in ordine quando cominceranno a fioccare i provvedimenti. Si tratterà di annullare tutta una serie di atti, con tutto quel che ne segue, salvaguardando i diritti dei dipendenti, avviando una ricostruzione della struttura amministrativa su basi più certe (a partire dai regolamenti, ce ne sono di fondamentali che latitano da una decina d’anni). Insomma, una fatica d’Ercole. Insieme al sindaco Farioli e alle rappresentanze sindacali, Rossi ha messo a parte la stampa delle azioni che il Comune intraprenderà a breve termine per fare fronte alle irregolarità rilevate dalla magistratura contabile, che comincerebbe ad interessarsi anche degli atti del 2006.

Occorre premettere che ci sono buone notizie: l’allarmismo strisciante diffusosi negli scorsi mesi non ha fondamento. Per i circa 140 dipendenti coinvolti nelle progressioni verticali senza concorso, in particolare, non ci saranno conseguenze sullo stipendio, solo «fastidi»: essenzialmente quello di doversi riguadagnare via concorso interno, e previa formazione, le posizioni già ricoperte, il tutto senza perdere un centesimo. Quanto ai precari, una dozzina fra essi dovrebbero essere stabilizzati a breve, come accennato già in consiglio comunale, tramite la rideterminazione della pianta organica.

Da qui però a dire che tutto è bene quel che finisce bene ce ne passa, e Rossi non lo fa. Il segretario comunale chiarisce che le vicende sono estremamente complesse, e che è arrivata dalla magistratura contabile, anche per evitare il sopraggiungere della prescrizione, la richiesta di «mettere in mora» chi ha sottoscritto i vari atti sotto esame del 2000-2005 (sindaci, assessori) e chi ha espresso i dovuti pareri in merito (funzionari, revisori dei conti). Pareri che peraltro, pur essendo obbligatori, su alcuni atti nemmeno comparirebbero. «Auguro ottimi avvocati a chi se ne è reso responsabile» commenta serafico Rossi. «Perchè qui è fuori questione che qualcuno ha sbagliato». Tutto sta a stabilire chi e quanto. «Ognuno faccia la sua parte» ricorda il segretario comunale: «i politici mettono le loro proposte, i dirigenti le conoscenze professionali e il loro coraggio (sic, chi ha orecchie intenda). Quando questo meccanismo salta, succede quel che si è visto. Qui bisogna ricreare la voglia di lavorare e la professionalità. Sono saltate fuori cose da matti… siamo oltre il diritto». Parole aspre, appena addolcite dagli alti elogi per il gran lavoro che gli uffici stanno compiendo ultimamente per venire a capo del garbuglio.

Per Farioli è il momento di un «punto a capo» da «far tremare le vene e i polsi», senza per questo volersi sostituire a giudice e pubblico ministero. Provvedimenti a carico dei "reprobi"? Su questo la cautela è palpabile: se del caso ci arriverà prima la magistratura, c’è da scommetterci, ma il nucleo di valutazione dei dirigenti è pur lì per un motivo. Il sindaco nonostante tutto è ottimista: «Lippi o Bettini non hanno forse vinto mentre erano sotto tiro? Anche Busto saprà risollevarsi alla grande. Nel frattempo, evitiamo polveroni» in attesa che chi ha sbagliato paghi. E dietro Busto, ricorda Farioli, c’è già una fila dei Comuni con problemi similari, sotto la lente d’ingrandimento della magistratura contabile e che ora chiedono disperatamente un consiglio.

Chi invece non ci sta ad essere equiparato a chi ha sbagliato sono i sindacati: la loro posizione è netta. «Abbiamo strappato quello che ci sembrava un accordo favorevole, punto. Che poi fosse irregolare amministrativamente spettava a chi di dovere rilevarlo. Qui sono sei anni che siamo sotto organico del 30%, c’è gente che lavora per quattro: anche per questo si è arrivati alle progressioni verticali senza concorsi». Se sarà toccato un centesimo, sarà battaglia.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 ottobre 2007
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