Vincent Gentil, il direttore innamorato del “fai da te”

Intervista al responsabile per Italia, Grecia e Brasile di Leroy Merlin. Francese vive da quattordici anni nel varesotto e da sette a Cazzago Brabbia

L’aria del lago, l’ambiente e una buona qualità della vita hanno stregato Vincent Gentil. Il direttore generale per tutta Italia, Grecia e Brasile del gruppo di cui fa parte Leroy Merlin, vive dalle nostre parti da quattordici anni. Francese, come sua moglie, ha quattro figli.
"Sono arrivato nel 1993 per far nascere il nostro primo grande magazzino proprio a Solbiate Arno. Questo poi ha aperto il primo agosto del 1996. In questi anni ho vissuto al Montello, vicino alla scuola europea, poi a Groppello e da sette anni a Cazzago Brabbia".

Come mai ha scelto di vivere nella nostra provincia?
«È una terra bellissima, con tanto verde, grandi spazi. Sembra di vivere in campagna. Io giro molto, sono sempre in viaggio, ma nel fine settimana mi godo molto i miei figli e la mia casa. Varese è una zona tranquilla, senza problemi di sicurezza e offre veramente tanto soprattutto rispetto all’ambiente. Poi va considerato che siamo a pochi minuti da Malpensa e questo non è poco. Vivere qui è molto meglio che stare a Milano».

A proposito di Malpensa, le preoccupa quanto sta avvenendo intorno all’hub lombardo?
«Oggi lo sviluppo dell’aeroporto è un grosso punto di domanda aperto. Quanto verrà deciso è importante e credo che si debba considerare il fatto che nessun uomo d’affari sarebbe disposto a  spostarsi a Fiumicino per prendere un aereo. Certamente mi sembra che Milano sia molto ferma a differenza di Roma che è sempre più dinamica».

Trova che Varese sia cambiata da quando lei ci vive?
«È meno provinciale, ha più progetti e più opportunità. Basti pensare ai musei, ai teatri, alle multisala che hanno aperto nelle ultime stagioni. Oggi non serve più spostarsi molto per trovare proposte culturali e di tempo libero. A questo però si uniscono alcuni problemi che rischiano di mettere in discussione la buona qualità della vita qui. Si sta costruendo troppo e i problemi della mobilità stanno diventando drammatici,  troppo traffico e troppo inquinamento».

Come mai il gruppo francese scelse di aprire il suo primo grande magazzino in Italia proprio a Solbiate Arno?
«Per la verità la sede scelta era a Rescaldina, poi lì ci furono molti problemi e si decise di dare la priorità a Solbiate. Anche lì abbiamo avuto diverse controversie soprattutto per le prese di posizioni di Legambiente che considerava il nostro arrivo come una speculazione. Per noi quella località invece era l’ideale per diverse ragioni. C’è una forte concentrazione di casette e giardini che permettono di sviluppare bene il mercato del bricolage. A questo si aggiunge poi la forte visibilità e la vicinanza dall’uscita dell’autostrada».

Come sono andati questi anni e come sta andando oggi?
«Siamo molto soddisfatti. Il lancio del magazzino richiese un grande lavoro e anche molti aggiustamenti. Noi abbiamo una grande attenzione al cliente privato e abbiamo cambiato spesso seguendo le indicazioni che arrivavano proprio da questi. Quanto al  presente e al futuro credo ci sia ancora molto da fare e non serve nascondersi dietro le difficoltà del mercato perché ogni volta che c’è qualche problema dipende dal fatto che non  prestiamo la giusta attenzione alle domande che ci vengono rivolte. La nostra realtà è moto dinamica e il nostro successo è legato alla buona organizzazione, ma anche alla professionalità dei nostri collaboratori».

Il rapporto con i dipendenti ha delle caratteristiche particolari?
«Siamo un’azienda molto decentralizzata. La filosofia di fondo è uguale per tutto il gruppo, ma l’organizzazione e la gestione è molto autonoma negozio per negozio. Tutti i lavoratori sono direttamente coinvolti nei processi aziendali. Sono molto responsabilizzati e puntiamo sulla condivisione del sapere, del potere e anche dell’avere. Per questa ragione anche la retribuzione si compone in modo particolare. Oltre a quanto stabilito dai contratti nazionali noi abbiamo altri tre livelli. C’è un premio di processo legato all’andamento del negozio. Poi un secondo livello prevede una ripartizione di parte degli utili realizzati da tutto il gruppo in Italia e da ultimo i lavoratori possono essere soci ed avere una ripartizione dei risultati».

Quanti sono i lavoratori soci del gruppo?
«Circa il 98% hanno scelto di avere azioni».

E che rapporto c’è con il sindacato?
«La sindacalizzazione non è molto estesa. I rapporti sono comunque buoni e nascono dei problemi solo là dove c’è un nostro managment poco attento».

Negli ultimi anni si parla molto della responsabilità sociale dell’impresa e del rapporto che le aziende devono avere con il territorio. Cosa ne pensa?
«C’è molto da fare. Ci stiamo domandando molto come cambiare e arrivare ad aver un ruolo maggiore nella comunità. Siamo consapevoli che occorra essere sempre più un attore sociale, ma al tempo stesso crediamo sia importante che queste scelte arrivino dal basso e non siano solo un’indicazione del gruppo. Ogni direttore dovrà trovare le proprie modalità a seconda della realtà in cui è inserito. Quello che è certo è che dovremmo avere sempre più attenzione verso le amministrazioni e le associazioni. In alcuni casi abbiamo già dimostrato la nostra capacità di impegno».

Come cambia il vostro lavoro con gli attuali processi di globalizzazione?
«C’è un consistente spostamento delle fonti di approvvigionamento. Noi acquistiamo quasi interamente da fornitori italiani, ma questi a loro volta hanno rapporti internazionali. È ovvio che da quando la Cina è entrata nel mercato mondiale diventando il paese che produce per tutto il mondo molto è cambiato. L’Italia però ha una situazione particolare perché ha un tessuto produttivo ricco. Ci sono tante piccole  e medie imprese che hanno una produzione di grande qualità e questo è un elemento di forza tanto che per noi l’Italia è il primo paese per forniture dopo la Francia. Oltre alla qualità siamo anche molto attenti ai processi etici ed è per questo che vediamo con grande attenzione a proposte come quelle del commercio equo e solidale».

Citava il tessuto economico del nostro paese. Che giudizio si è fatto in questi anni dell’Italia?
«È un paese dove è bello vivere, ma è immobile. Governare oggi ha delle difficoltà enormi. C’è tanto da fare, ma i processi decisionali devono trovare troppe mediazioni. Ci vorrebbe qualcuno che abbia la forza e il riconoscimento per poter fare di più. Qui ogni cambiamento richiede troppo tempo e la gente ormai è diventata diffidente».

E la sua Francia?
«Viene da una fase simile all’Italia, ma potrebbe cambiare molto. Sarkozy potrebbe essere l’uomo giusto perché ha il merito di essersi presentato come uno che vuole fare le cose e si sta muovendo. Oggi gli spazi della politica sono legati a quelli dell’economia  e per poter fare occorre saper governare e gestire bene la crescita di un paese».

È contento della sua scelta di lavorare in Italia?
«Sì. Io giro il mondo per lavoro. Passo molto tempo sugli aerei, ma ormai ho un forte legame con questo territorio e provo sempre una certa emozione nell’entrare nel magazzino di Solbiate. Ormai lo faccio quasi da cliente come altri. Questo mi aiuta anche a capire cosa va e cosa no, ma ogni volta mi ricorda l’emozione dei primi mesi di lavoro quando abbiamo aperto e vedevamo la curiosità dei nostri primi clienti»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 ottobre 2007
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