Perchè è morto Beppe Uva?

Ieri pomeriggio un corteo di parenti e amici dell'uomo di 43 anni morto dopo essere stato fermato dai Carabinieri e sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio al reparto psichiatria dell'ospedale di Circolo

"Vogliamo la verità sulla morte di nostro fratello. Solo questo, verità e giustizia". Le sorelle di Giuseppe Uva (Beppe per gli amici), morto il 14 giugno scorso a 43 anni nel reparto di Psichiatria dell’Ospedale di Circolo per cause non ancora note, lo hanno gridato forte ieri pomeriggio nel corso di una manifestazione che ha attraversato tutto il centro della città partendo dalla chiesa della Madonnina di Biumo. Una quarantina i partecipanti: tutti indossavano una maglietta bianca con il volto sorridente di Beppe e una frase: "Chi ha spezzato il tuo sorriso pagherà con la giustizia".

"Nostro fratello stava bene, era sano, non si drogava – raccontano le sorelle Lucia, Carmela e Mara, attorniate dagli amici – L’unico problema di salute era un ‘orticaria che curava con iniezioni di cortisone una volta al mese, praticate all’ospedale. Ne aveva fatta una proprio il giorno prima di morire".

"Certo, gli piaceva bere – continua Lucia – ma era un bravo ragazzo, allegro, aveva un lavoro e non era certo un violento. Qualcuno ci deve dire perché è morto, cos’è successo da quando è stato fermato dai Carabinieri e portato per tre ore in caserma in via Saffi a quando all’Ospedale ci hanno detto che era deceduto, dopo averci detto di stare tranquille perché stava dormendo".

Cos’è successo nelle ore che hanno preceduto la morte di Giuseppe Uva, avvenuta la mattina del 14 giugno?
"Mio fratello è stato fermato dai Carabinieri alle 3 di notte – racconta la sorella maggiore, Lucia – Aveva bevuto, era con un amico in via Dandolo e avevano spostato delle transenne. E’ stato portato in Caserma e al mattino ci hanno chiamato per dirci che era in ospedale, dove è arrivato in ambulanza, seguito da una macchina dei Carabinieri e una della Polizia. Alle 8,45 eravamo in ospedale ma non si sapeva dov’era. Infine ci hanno mandate in psichiatria. Alle 9,10 ci hanno fatte entrare nella sua stanza: dormiva e il medico ci ha detto che gli era stato praticato un tranquillante. Dopo un quarto d’ora, mentre stavamo parlando con il medico c’è stato un fuggi fuggi, tutti agitati. Ci hanno detto di andare a fare la cartella all’accettazione e quando siamo tornate, dopo circa mezz’ora, medico e rianimatore ci hanno fatte entrare in una stanza e ci hanno detto che era morto. Ci hanno mandate a fare la cartella clinica dicendo che dormiva e invece mio fratello stava morendo".

Amici e familiari si sono fatti un’idea di quello che può essere successo, ma attendono l’esito ufficiale dell’autopsia: "Non possiamo dire oggi se è morto perché è stato picchiato, se gli è stato somministrato un farmaco che non dovevano dargli, o per altri motivi. Quello che è certo è che non ci fermeremo fino a quando non avremo saputo la verità e ottenuto giustizia. Non si può morire così a 43 anni e non sapere perché".

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 giugno 2008
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