Moschea, tensione in viale Jenner. E Gallarate?

La polemica innescata dalle sanzioni proposte dal ministro Maroni per chi prega in strada potrebbero riguardare anche il centro culturale gallaratese

Gallarate come Milano? Infuria nel capoluogo lombardo la polemica sugli islamici che ogni venerdì pregano in viale Jenner: multe a chi occupa la sede stradale, chiusura del garage che dal 1988 è la sede del centro culturale islamico, proposte alternative come il Velodromo in affitto. Sono solo alcune delle proposte del ministero dell’Interno per risolvere quello che il Viminale individua come uno dei massimi problemi della città meneghina. Le proteste della comunità e della curia si sono fatte sentire, la risposta del ministro Roberto Maroni è stata ferma: «Vado avanti».
Vedremo come finirà in viale Jenner.
Pochi chilometri più in là, nella periferia Sud della provincia di Varese al confine con Milano, a Gallarate, la tensione tra comunità musulmana e amministrazione comunale esiste da anni.
Nell’ultimo periodo dorme sotto le ceneri di una polemica mai risolta: da una parte il Comune, fermo nel non voler fare concessioni ad un gruppo di fedeli che solo nei periodi di punta (Ramadan in testa) tocca numeri rilevanti, mai comunque oltre le 300/400 persone.
La vicenda è annosa: gli islamici noleggiarono regolarmente uno stabile in via Peschiera nei primi Anni Duemila per fini culturali e di associazione, ma il Comune decise lo sfratto nel 2003 dopo aver rilevato con l’ausilio dell’Asl una serie di irregolarità sanitarie e igieniche, ma la comunità andò avanti a pregare nello stabile di proprietà di Olimpio Zingaro (esponente politico vicino a Forza Italia).
Nel frattempo l’imam che guidava le preghiere del venerdì fu arrestato per terrorismo internazionale e altre persone finirono in carcere con l’accusa di proselitismo per il gruppo salafita di combattimento, le accuse della Lega Nord si sono sommate negli anni, il comune guidato dal centrodestra ha chiuso le porte al centro di via Peschiera e ad un altro capannone regolarmente acquistato dagli islamici in via Varese.
Si sono susseguite proteste, manifestazioni e contromanifestazioni, decreti del sindaco, momenti di tensione e dialogo, spesso e volentieri favorito dagli interventi distensivi del prevosto gallaratese don Franco Carnevali. 
Dopo quasi 10 anni di parole, polemiche e grida, il punto è più o meno quello di partenza. Gli islamici della comunità di Gallarate non hanno un luogo dove pregare, gli appelli alla tolleranza di Acli e associazioni varie finiscono sistematicamente nell’indifferenza, il venerdì, intorno a mezzogiorno e mezzo, a Cedrate i musulmani, pioggia, vento, sole o neve che sia, pregano in strada: non dà scandalo come il marciapiede invaso di viale Jenner solo perché è in un’area isolata della città, ma anche qui una soluzione sarebbe auspicabile. Il rimbalzo di responsabilità e competenze non sembra però aver trovato una soluzione: l’amministrazione comunale non vuole concedere un luogo di culto definitivo, la comunità islamica, assistita da vari legali negli anni, è sembrata spesso immobile e poco incisiva nel momento di fare passi formali (vedi il cambio di destinazione d’uso per lo stabile di via Varese, promesso ma mai depositato negli uffici comunali). Siamo in luglio, al Ramadan mancano poco più di tre mesi: il rischio di nuove tensioni senza una soluzione è alle porte. Sempre che l’onda di viale Jenner non arrivi veramente anche a Gallarate.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 luglio 2008
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