“A Cardano da dieci anni facciamo integrazione”

Il vicesindaco Prati spiega il progetto "tutti uguali, tutti diversi". Nelle scuole del territorio gli studenti stranieri vengono facilitati attraverso percorsi scolastici curricolari

«No alle classi differenziali, meglio investire in quei progetti che le leggi vigenti sull’autonomia scolastica già oggi rendono possibili e su cui tante amministrazioni locali tra cui Cardano al Campo già investono risorse – è il pensiero di Laura Prati, vicesindaco di Cardano al Campo e assessore alla cultura, pubblica istruzione e pari opportunità – piuttosto che prevedere ingenti risorse per la costituzione delle classi differenziali, sarebbe meglio destinare più fondi a sostegno dei progetti di integrazione già esistenti, i cui risultati sono la testimonianza concreta della loro efficacia».

Nel momento in cui fa discutere la mozione della Lega Nord per l’istituzione di “classi ponte” per gli alunni extracomunitari, una sorta di classi differenziali riservate all’inserimento degli studenti stranieri nelle scuole, l’assessore alla cultura, pubblica istruzione e pari opportunità del Comune di Cardano al Campo Laura Prati rilancia il modello di integrazione scolastica avviato da più di dieci anni nelle classi dell’Istituto Comprensivo cardanese in collaborazione con l’amministrazione comunale.

«La Lega solleva un problema reale, ma propone una soluzione sbagliata – prosegue l’assessore Prati – la scuola deve includere, non isolare o peggio espellere i bambini stranieri, che solo stando in mezzo ai loro coetanei italiani possono integrarsi. Dividere è il modo più sbagliato di affrontare il problema».

La soluzione della questione, secondo la responsabile della pubblica istruzione del Comune di Cardano al Campo, è a portata di mano: «Le esperienze di progetti di accoglienza e integrazione negli istituti scolastici sono ormai numerose in giro per l’Italia, andrebbero semplicemente istituzionalizzate e rese parte integrate del progetto didattico degli istituti. Oggi l’adesione di scuole ed enti locali è volontaria e dà diritto ad accedere ai finanziamenti messi a disposizione, l’ideale sarebbe trasformare queste esperienze nate dal basso in veri e propri protocolli di azioni comune, da adattare poi alle esigenze delle singole scuole. Il punto è che tutti gli istituti devono progettare l’accoglienza, l’integrazione e l’inclusione degli alunni stranieri. Insomma, la soluzione non è la ghettizzazione degli alunni stranieri, ma la loro integrazione e il loro star bene a scuola, veri punti di partenza per una reale e possibile integrazione anche all’interno della comunità di riferimento. È un lavoro impegnativo, che richiede investimenti ma che produce risultati in grado di ripagare nel medio-lungo termine quanto fatto. E alla fine quello che conta sono i risultati».

Il modello di Cardano al Campo è costituito dal progetto “Tutti uguali, tutti diversi”, recentemente ribadito nell’ambito delle attività integrative a supporto delle famiglie che l’assessorato alla pubblica istruzione ha previsto nel piano di diritto allo studio 2008/2009, in condivisione con la dirigenza dell’Istituto Comprensivo di Cardano al Campo.

Un percorso che risale al 1997, quando all’interno delle scuole cardanesi si iniziò a prevedere un progetto di mediazione linguistica per favorire l’inserimento e l’integrazione degli alunni stranieri. Inizialmente questa attività era svolta da insegnanti specializzati provenienti da fuori Istituto, poi con il tempo il progetto è diventato parte integrante dell’attività dell’Istituto, coinvolgendo in prima persona i docenti delle scuole cardanesi, attraverso una loro specifica formazione nell’ambito del gruppo PAISS (Progetto Accoglienza e Integrazione Stranieri nella Scuola) del Centro Servizi Amministrativi dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Varese. Da qualche anno la mediazione linguistica si è evoluta nel progetto “Tutti uguali, tutti diversi”, iniziativa a rete che coinvolge più scuole del territorio e che è finanziata in parte dalla Regione Lombardia e in parte dal piano di diritto allo studio del Comune di Cardano al Campo.

Accogliere e integrare sono le due parole chiave: nelle scuole è previsto un protocollo di accoglienza per gli alunni stranieri, con una lettera di benvenuto in lingua madre e momenti di gioco con gli altri bambini della scuola, mentre l’integrazione si costruisce nel corso dell’anno scolastico sia con momenti di facilitazione linguistica in cui gli alunni stranieri seguono un percorso per imparare la lingua italiana e “andare alla pari” con gli altri bambini, sia con una serie di momenti in classe insieme agli altri bambini per porre le basi di una reale integrazione.


«Questo è un modello positivo di procedere con l’integrazione dei bambini stranieri – sottolinea l’assessore alla pubblica istruzione Laura Prati – tutto il contrario delle classi differenziali che rischiano di trasformarsi in una sorta di “ghetti” in cui gli alunni stranieri si chiudono tra di loro e non si integrano con la comunità. Sono queste ghettizzazioni che rischiano di produrre fenomeni di emarginazione sociale che poi più facilmente si traducono in problematiche di disagio e in costi sociali che si ripercuoteranno successivamente sulla collettività. A Cardano al Campo invece i risultati di anni di lavoro e di investimenti sul versante della facilitazione linguistica e dell’integrazione hanno dato frutti positivi. Basti pensare al fatto che, nonostante gli stranieri costituiscano ormai più del 10% della popolazione scolastica cardanese, non registriamo particolari fenomeni di disagio tra i ragazzi stranieri. I bambini a rischio dispersione che vengono segnalati dagli insegnanti e seguiti nell’ambito di progetti ad hoc sono solo in minima parte stranieri, è sbagliata l’equazione tra disagio sociale e problemi linguistici».

Oltretutto, prosegue l’assessore Laura Prati, mettere in mostra il modello di integrazione perseguito nelle scuole varesine è anche un modo per «condannare la risposta razzista» al problema dell’integrazione degli stranieri che i recenti episodi accaduti in giro per la provincia stanno evidenziando. «Le esperienze delle scuole fanno vedere che il Varesotto è terra accogliente, in cui tante persone ci mettono la loro buona volontà per costruire un percorso di integrazione, non c’è solo il razzismo che non va minimizzato dalle istituzioni».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 ottobre 2008
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