Alla Scuola dei Mestieri “bussano” gli artigiani

Il viaggio in Etiopia di una delegazione di Confartigianato per verificare il buon funzionamento del centro creato 8 anni fa

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Gli artigiani in Etiopia 4 di 6

Un viaggio in Etiopia per visitare "La Scuola dei mestieri". Era questo l’obiettivo principale della "missione" compiuta da una delegazione di Confartigianato partita nei giorni scorsi in "avanscoperta", per verificare il buon funzionamento della scuola. Il primo mattone fu posato 8 anni fa nelle mani di Papa Giovanni Paolo II; quel mattone é tuttora visibile al centro del cortile della scuola. Il Centro é stato donato da Confartigianato al Santo Padre in occasione del Giubileo degli artigiani nel 2000. Il direttore della scuola è Antonio Striuli, e il responsabile del convento, fratello Aklilu Petros. Pubblichiamo, in due puntate, il resoconto del viaggio.

 

  

“Benvenuti”.  E’ il saluto che siamo soliti ricevere quando giungiamo in un luogo diverso dalla nostra abituale residenza. 
Siamo arrivati poco meno di 24 ore fa e già ci rendiamo conto che in questo posto del mondo il “benvenuti” possa avere un significato diverso da quello a cui siamo stati abituati.  
Nei pochi giorni di permanenza forse riusciremo a capire meglio quale possa essere il significato.  
Prima d’ora non avevo mai visto tante persone e animali, in così poche ore, muoversi (non tutti, in realtà) senza poter "razionalmente” intuire in quale direzione e perché. 
La prima tappa: Addis Abeba. 4.500.000 gli abitanti stimati.
Al nostro sguardo uomini e donne ovunque.  
2000 e oltre metri di quota e un sole che picchia. E sotto il sole si vedono centinaia di persone, inverosimilmente coperte da vestiti pesanti, che fanno “qualcosa” (cosa facciano in molti casi fatichiamo a capirlo), in alcuni casi dormono (ma come?), sdraiati su un marciapiede o sull’asfalto.  
Siamo un gruppo di 13 persone (tranquilli, qui la superstizione non serve..), dirigenti e funzionari del sistema Confartigianato. Da Giorgio Guerrini (presidente di Confartigianato nazionale) con il figlio Giacomo e Tullio Uez, al sottoscritto con la figlia Laura, Gian Pietro Omati, Enzo Ciccarelli, Luigi Belvederesi con la moglie Loredana, Franco Panarotto con la figlia Alba. Due i giornalisti-corrispondenti RAI: Federica Miglio e Alessandro Turci. 
Veniamo accolti all’aeroporto da Padre Marcello, un cappuccino che da anni vive e opera in questo Paese, e caricati su 4 fuoristrada (di cui abbiamo capito la cruciale importanza nel corso della giornata). 
Giro “turistico” della città:  l’occhio cade su ambienti e persone, restituendo, a seconda dell’impostazione mentale, percezioni e sensazioni diverse. 
Anche noi siamo osservati: al primo ingorgo le jeep vengono circondate da bambini, sbucati da ogni dove, che chiedono senza offrir nulla: il turista medio, nel frattempo, inizia a soffrire il disagio della diversità (la sua o la loro?). E inizia anche ad avere un po’ paura, a cercare di tenere tutto “dentro e vicino”, anche se “il dentro” è l’interno di un vetusto fuoristrada. 
Poi il traffico inizia a scorrere: non si è più circondati da bambini, ma solo da automezzi vecchissimi, che sbuffano gas di scarico irrespirabili.  
Stride un po’ la visita all’ambasciata italiana, chiusa da mura con filo spinato, con guardie armate, cartelli e richiesta di passaporto. Un giardino rigoglioso. Una bella villa, italiana, d’indubitabile buon gusto.
 
Dopo un pranzo veloce (secondo e contorno, acqua, birra e caffè che vengono a costarci la bellezza di 1,5 euro a testa), partiamo alla volta di Soddo Hosanna: ci aspettano 327 Km di strada, li percorreremo in 5 ore e mezza.   
Fuori città un guaio ad un fuoristrada rischia di metterci in serie difficoltà logistiche, ma grazie ai potenti mezzi dell’agenzia italiana, l’automezzo ci viene sostituito nel giro di 40 minuti. Non male, ma intanto il tempo passa e si rischia di raggiungere Soddo al buio. 
La strada cambia i nostri orizzonti. In tutti i sensi
E’ infinita, e infinitamente sconnessa, nonostante sia di recente costruzione (sul fondo si è probabilmente “bleffato”). Le discese hanno pendenze da libera di sci e si arranca su altrettanto ardite salite. 
Attraversiamo un pezzo d’Etiopia che è davvero “terra di villaggi”: paesi con casette in “muratura”(?) e esercizi commerciali(??) in surreali baracche affacciate su strade sterrate, si alternano a villaggi con 2-3 capanne. 
Il paesaggio è lussureggiante, il periodo delle piogge è da poco terminato. Ma nei primi mesi di siccità la carestia ha causato centinaia di vittime, soprattutto bambini. Tanto verde sullo sfondo di questa condizione umana e di questa economia di pura sussistenza induce a riflessioni: come si dovrebbe, o potrebbe, aiutare la natura (trivellando pozzi, canalizzando bacini d’acqua naturale..) per avere frutti da questa terra, perché tutta la ricchezza naturale e l’immenso potenziale umano che abbiamo davanti agli occhi, non siano più solamente in balia del tempo e delle stagioni. 
Il viaggio è molto stancante. Soddo è sempre più in là
Lungo la strada incrociamo centinaia di donne e bambini. Camminano in fila o lavorano ai lati della strada: lavori di fatica, spesso più duri di quelli degli uomini. A questi ultimi spetta soprattutto il compito di condurre gli animali (tanti, troppi), senza nemmeno troppa perizia, a dire il vero, dato che asini, mucche e capre camminano spesso al centro della strada, costringendo le macchine a continue frenate e percorsi a gimcana per evitarli.  
Il buio arriva all’improvviso e s’infittisce in fretta. La velocità col buio diminuisce. Gli scenari, al contrario, si ripresentano con elementi sempre più rischiosi: vediamo uomini e animali che camminano nella piena oscurità.
Ci viene raccontato che a volte l’attraversamento del bestiame è stato usato come espediente per rapinare. 
Alle 20.30 giungiamo nella missione Konto, a Soddo. Ceniamo coi frati, il direttore del centro di formazione e i volontari
Ci corichiamo, molto stanchi. Nella notte africana non c’è il benché minimo rumore, ma gli aerei di Malpensa che sorvolano Arsago ci mancano?  Non proprio.. eppure, nonostante questo, non è troppo facile, stasera, abbandonarsi ad un sonno sereno.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 ottobre 2008
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