Anche gli stranieri vogliono conoscersi tra loro

Gli stranieri che hanno organizzato la festa raccontano la loro vita in Italia. Ed emerge il bisogno di conoscersi, con gli italiani e tra stranieri

Ognuno è felice di aver contribuito a suo modo, ma anche di aver fatto conoscere il proprio Paese a chi ha partecipato all’Extrafesta. Gli stranieri delle comunità presenti a Samarate e qua e là nel gallaratese hanno risposto con entusiasmo. I più organizzati sono i senegalesi, riuniti nell’associazione Senegalesi-Malpensa guidata dal giovane Gueye Alioune: solo loro che armati di grandi pentoloni hanno pensato al pranzo insieme agli ecuadoregni. «E’ importante – spiega un senegalese residente a Somma Lombardo – creare un clima di incontro tra diverse comunità sul territorio. Proprio per questo a Somma volevamo fare una associazione multietnica, forse è il momento buono». A sentirli, di razzismo non ne vedono, anche se poi emerge che ogni tanto percepiscono la diffidenza di alcuni e che in qualche modo sentono l’esigenza di superare il loro vivere in comunità etniche che faticano a trovare momenti comuni con gli altri stranieri o con gli italiani, se non sul posto di lavoro. Entusiasta è anche Eni, albanese di Tirana che lavora come operatrice sociale: lei è in Italia da sette anni, ha vissuto nella calda Lecce, nella paciosa Emilia e a Firenze, da tre anni è a Samarate con il figlio quattordicenne; si trova bene, anche se ha spesso nostalgia dell’Albania («dove ho le mie radici»). «Domenica ho vissuto un momento diverso, mai visto da quando sono in Italia». Le donne hanno portato il loro contributo attivo: domenica, allo stand della “Scuola delle mamme” – scuola di lingua e cultura italiana per donne straniere che partirà a breve –  erano riunite donne magrebine, indiane, italiane, impegnate ad aiutare l’integrazione di chi è arrivato di recente in Italia.  Senza dimenticare l’impegno di chi ha cucinato, come le vivacissime ecuadoregne. «Siamo soprattutto badanti. Io – spiega Amarilis Munoz sono in Italia da nove anni, sono arrivata a Samarate chiamata da una amica che già lavorava qua». Amarilis è riuscita a portare in Italia i figli di venti e nove anni. La domenica ci troviamo spesso tra di noi, con le nostre famiglie». Nella società multiculturale non sentono solo l’esigenza di integrarsi, ma anche quella di conoscersi. Tra italiani e stranieri ma anche tra stranieri di culture ed esperienze diverse.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 ottobre 2008
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