Ato, dalla convenzione al consorzio

In commissione ambiente si parla di Ambito territoriale ottimale, ossia di acqua: si difende la posizione pubblica sulla proprietà delle reti ma c'è spazio per i privati nella gestione

La seduta della commissione ambiente e territorio di lunedì pomeriggio è stata incentrata sull’argomento dell’Ato, ossia l’Ambito Territoriale Ottimale previsto dalla laegislazione in materia di gestione dell’acqua e coincidente con il territorio provinciale. Alle spalle l’annosa vicenda di questa istituzione mai giunta a concretizzarsi, nonosante le pressioni e minacce di commissariamento dalla Regione, anche per la nota vicenda dei Comuni "ribelli" riunitisi intorno a Tradate.

La commissione ha visionato un nuovo testo di convenzione riveduta ed aggiornata. Da semplice convenzione tra Comuni si passa ad un atto che comporta l’effettiva costituzione di un consorzio, cosa che la maggioranza ha presentato come un passaggio meramente tecnico, un adeguamento a disposizioni nel frattempo emanate in materia. A fine 2006 il consiglio comunale aveva approvato l’ingresso di Busto nell’ATO, ma con dei distinguo assai rilevanti, che di fatto bypassavano la contestata legge regionale 18/2006 per garantire un’autonomia decisionale locale.

Busto, come altri comuni, aveva chiesto qualche ritocco alla convenzione e così è stato. Sono nettamente separate proprietà delle reti idriche (pubblica) e gestione delle medesime, che potrà essere data tramite bando – e qui casca l’asino, con le reiterate paure a sinistra e non solo che i privati si facciano sotto facendo lievitare i costi per l’utenza – o in house a soggetti completamente pubblici. L’ATO, quando finalmente si arriverà a costituirlo in modo formale, gestirà gli investimenti sulle reti, assumendo anche parte di prerogative prima regionali, in accordo però con i gestori locali, punto non secondario.

Così riassume la vicenda per il PD il capogruppo Valerio Mariani: «In questi anni, non decidendo sull’ATO si sono persi molti soldi per strada che la Regione doveva mettere a disposizione. Solo a titolo di esempio la mancata costituzione dell’ambito territoriale ottimale ha bloccato qualcosa come quattro milioni che servivano al consorzio Arno-Rile-Tenore (che gestisce il depuratore di Sant’Antonino ndr) per interventi sulle proprie infrastrutture. Da qui anche tutte le pressioni del Pirellone. Ora l’orientamento della Provincia appare quello di suddividere il territorio in sub-ambiti gestionali». Sub-ambiti che guardacaso coincideranno con qualli di fatto esitenti, come il citato consorzio Arno-Rile-Tenore. Una soluzione già vista per il piano provinciale rifiuti, ma qui dettata anche dal buonsenso e dall’idrografia.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 ottobre 2008
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