Bitzer: “Per il futuro bisogna essere visionari”

Intervista al presidente della Whirlpool Europa sul dopo mondiali e sui possibili sviluppi dei grandi eventi nel nostro territorio

Il successo dei mondiali sembra smorzarsi con il passare dei giorni. Dopo l’entusiasmo iniziale ora si può iniziare a riflettere su cosa ha lasciato quella settimana e su quali potrebbero essere gli sviluppi possibili.
Abbiamo incontrato Marc Bitzer, presidente di Whirlpool Europa che è stata main sponsor dei mondiali di ciclismo.
"Il ciclismo è un elemento integrante della tradizione di Varese. Fa parte della sua storia. Si aggiunga a questo la bellezza della città e diventa più semplice capire le ragioni del successo".
Bitzer racconta anche un aneddoto significativo. "In quei giorni ho incontrato Muller, un nostro distributore logistico di Stoccarda. Mi diceva che non c’era paragone tra quanto aveva visto l’anno scorso nella sua città e quello che è stato organizzato a Varese. È rimasto incantato dall’organizzazione. Credo che molto abbia fatto il circuito, che era integrato nella città. Questo ha reso più complicata la gestione dei servizi, ma ha anche permesso una vera partecipazione dei cittadini".
Secondo lei quindi Varese ha dimostrato di avere la capacità di organizzare e gestire grandi eventi?
«Si e credo che si possano fare tante cose. La città piccola ha alcuni aspetti particolari che la rendono più accogliente, più calda, dove si sente molto di più la passione. C’è stato un bel coinvolgimento della gente.»

Quali eventi pensa che si potrebbero organizzare?
«Punterei su quelli che hanno un forte legame con il territorio, che siano parte della sua tradizione, così come il ciclismo. Un esempio è il canottaggio, ma anche l’arte moderna anche se purtroppo ho il timore che con la cultura il coinvolgimento sarebbe minore che non con lo sport».

Cosa serve per imparare a gestire ancora meglio i grandi eventi?
«Varese ha già dato un’ottima dimostrazione delle sue capacità. Il fatto che durante il percorso dell’organizzazione sia stato necessario affrontare tante difficoltà è stato un ulteriore motivo di dibattito e di maggiore partecipazione. Questi sono ingredienti indispensabili per un miglior successo. Certamente poi credo sia necessario darsi soprattutto un metodo e sono due gli aspetti di cui tener conto. Il primo riguarda gli obiettivi che devono essere condivisi fin dall’inizio e poi è necessario che tutti lavorino in quella direzione. La seconda è nella scelta di chi deve lavorare nell’organizzazione. Serve una grande professionalità ed esperienza. Un aspetto di cui tener conto è anche quello della pianificazione dei tempi. Bisogna ricordarsi che per un grande evento il tempo di preparazione non è mai sufficiente.»

Il sindaco Fontana ha detto che per Varese vorrebbe un evento all’anno da qui ad Expo 2015. Che ne pensa?
«Non sono un esperto di Expo, però guardo alla sua storia e penso sia utile fare alcune riflessioni. Hanno lasciato dei segni negli anni quelli che hanno avuto delle visioni e spesso queste hanno lasciato grandi interventi infrastrutturali. Pensiamo a Parigi con la torre Eiffel, ma anche a Lisbona dove Expo ha avuto un impatto macro economico perché ha convinto tutto il paese a fare investimenti per raggiungere obiettivi che sarebbero andati oltre all’esposizione di alcuni mesi. Per Milano e la Lombardia non credo si possa fare un buon Expo pensando di fare gli stand più belli. Serve una visione. E qui iniziano le difficoltà perché in Italia molto è gestito dalla politica che ha dei cicli molto diversi da quelli che richiederebbe una certa programmazione. I cicli della politica sono corti. Per quanto riguarda cosa può fare Varese non è semplice dare risposte. Occorre però avere un’idea forte molto visionaria. Non si tratta di fare una torre Eiffel. Oggi sarebbe stupido pensare in quei termini. Esser visionari potrebbe avere a che fare anche con dei temi forti, centrali nella nostra vita tipo la sostenibilità. Si potrebbe pensare a un coinvolgimento globale di tutta la regione proprio su questi specifici temi. Una volta si era visionari attraverso grandi interventi infrastrutturali (Expo di un secolo fa a  Milano ad esempio era coinciso con l’apertura del Sempione, ndr).Oggi la sostenibilità è una visione. Una possibile integrazione multiculturale è una visione.»

Quale può essere il ruolo degli attori sociali e delle aziende per uno sviluppo che abbia anche i grandi eventi?
«Posso parlare delle ragioni delle scelte di Whirlpool. Abbiamo sponsorizzato volentieri i mondiali di ciclismo per tre ragioni. La prima perché lo sport fa parte della nostra tradizione. La seconda perché avevamo una visibilità globale e l’ultima perché siamo qui a Varese. Per noi c’è anche una ragione di vicinanza e di sostegno al territorio. Se i mondiali si fossero svolti in Umbria forse non li avremmo sponsorizzati. Per le aziende è importante la coerenza con la propria missione e con la propria storia. Il pubblico non è stupido e un intervento è credibile se c’è coerenza. Questo rende di più a chi investe e permette anche una maggiore partecipazione anche di tutti i soggetti legati all’azienda stessa. Basti pensare ai lavoratori. Se invece ci si mette solo il proprio marchio, al di là dell’immediatio aspetto finanziario non serve a niente e a nessuno. Quindi il  mio consiglio è quello di organizzare sempre qualcosa che abbia legami con le tradizioni presenti sul territorio».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 ottobre 2008
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