Cinzia Colombo: “A Gallarate troppe barriere per i disabili”

Riflessione della Consigliera Comunale di Rifondazione Comunista in occasione della nazionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche

Riceviamo e pubblichiamo

Il 5 ottobre ricorrerà la giornata nazionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche, evento istituito nel 2003 dal Presidente del Consiglio.

In tale giornata il Governo aprirà le porte di Palazzo Chigi ai cittadini diversamente abili, che potranno visitarne la sede.
Non lo stesso potrebbe fare il Comune di Gallarate, tante sono le barriere architettoniche presenti nei palazzi comunali: in Via Verdi dove una persona in carrozzina può accedere solo al piano terra, al Broletto dove quotidianamente e non solo nelle “ricorrenze” i cittadini disabili non possono recarsi in molti uffici per sbrigare le proprie pratiche, come all’ufficio anagrafe (a meno che qualcuno gentilmente non apra le porte in vetro che d’inverno ovviamente restano accostate) o all’ufficio tributi posto al secondo piano (giacché l’ingresso per disabili nel cortile è spesso chiuso e privo di un citofono a chiamata che la legge impone e che, con una modesta spesa, alcuni problemi potrebbe facilmente risolvere).

Per non parlare delle strade e dei marciapiedi. Non solo non sono state eliminate le barriere già presenti, ma anche quando si costruisce del nuovo, non lo si fa adeguatamente. La nuova Piazza Risorgimento ne è un esempio eclatante: con gli oltre 2 milioni di euro spesi non si è progettato e costruito in modo da renderla attraversabile anche dai disabili; come è facile immaginare infatti, chi si muove in città sulla sedia a rotelle non riesce a superare autonomamente il gradino presente allo scivolo degli attraversamenti. Serve un accompagnatore, sempre. Oppure si può decidere di passare sulla strada, a proprio rischio e pericolo.

Per non parlare della nuova viabilità che ha eliminato un po’ ovunque semafori e passaggi pedonali, rendendo gli attraversamenti pericolosi per le persone abili e praticamente impossibili per i diversamente abili. Chi ha gli occhi funzionanti forse non ci avrà pensato, ma con i semafori se ne sono andate anche le segnalazioni acustiche così fondamentali per i non vedenti.
Una città così fatta, esclude le persone diversamente abili, ne impedisce l’inclusione sociale, facendone cittadini di serie B.

Chissà che, nel tanto parlare di sicurezza, l’Amministrazione non si decida finalmente a rispettare la normativa vigente in tema di barriere architettoniche.  La tanto declamata legalità è fatta anche di questo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 ottobre 2008
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