Cronaca di un’università in rivolta

Duemila studenti hanno affollato l'aula magna della Statale per poi spostarsi sulle strade e il corteo ha attraversato la città. Momenti di tensione in stazione Cadorna

Martedì 21, ore 9.30. L’aula magna della Statale è gremita di persone. È il giorno della protesta, a Milano sono stati convocati gli “stati generali” dell’Università. La sala, già affollata all’inizio del dibattito, ha continuato ad accogliere i partecipanti che sono diventati più di duemila con il passare delle ore. Studenti ma non solo, a protestare erano soprattutto ricercatori, assistenti e personale non docente dell’università, questi ultimi i più direttamente interessati dalle conseguenze della legge 133. Sui banchi dell’aula magna sfilano in molti, ognuno con le proprie motivazioni per opporsi a quel provvedimento.
Dall’aula magna della Statale è poi partito il corteo che ha attraversato per ore le strade di Milano, finendo poi con i tafferugli alla stazione Cadorna
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Le ragioni della protesta – A scatenare i manifestanti sono stati soprattutto i tagli al fondo per il finanziamento ordinario delle università previsti in 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, di 190 milioni di euro per l’anno 2010, di 316 milioni di euro per l’anno 2011, di 417 milioni di euro per l’anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013. (legge 133/2008 art.66 comma 13). Con il fondo, che si aggira annualmente attorno ai 7 miliardi di euro, vengono finanziati tutti gli atenei d’Italia, vale a dire stipendi, luce, riscaldamento e mantenimento delle strutture. La spada di Damocle sui conti delle università italiane è stata concretizzata dal Magnifico Rettore della Statale Enrico Decleva, non presente all’assemblea ma che nella giornata di ieri ha affermato: «Nel 2010 la situazione finanziaria degli atenei diventerà insostenibile, ricordiamo tra l’altro – aggiunge Decleva – che la parte più consistente dei tagli andrà a coprire i costi dell’abolizione dell’Ici».

Tagli alla ricerca – I ricercatori del polo di Città Studi sono i più preoccupati da questo dato: «Ad oggi in Italia solo nelle università si realizza la ricerca di base, fondamentale per lo sviluppo del paese ma non realizzata dalle industrie, questi tagli rischiano seriamente di comprometterne la fattibilità». «La 133 decimerà la disponibilità delle strutture per svolgere le lezioni» denunciano invece gli studenti.

Blocco delle assunzioni – Un’altra critica alla legge viene mossa alla riduzione del turn over che prevede un blocco delle assunzioni al 20% ( un posto di lavoro ogni 5 persone che vanno in pensione). Questo provvedimento spaventa soprattutto gli assistenti dei docenti: «Siamo noi che rispondiamo alle mail degli studenti, che facciamo e prepariamo le lezioni, noi che portiamo avanti l’università. E adesso non solo ci volete impedire di essere assunti ma ci togliete addirittura il lavoro?». Nei prossimi anni andrà in pensione gran parte del corpo docente, la riduzione del turn over porterebbe secondo loro a un deficit pesante dei docenti e di conseguenza della qualità dell’insegnamento.

Da atenei a fondazioni – Infine è la trasformazione degli atenei in fondazioni private, che creerebbero, secondo i docenti intervenuti in assemblea, università di seria A, con spese di iscrizione molto alte, e di serie B.

La protesta si sposta in strada – Alle 13 l’atmosfera in aula magna diventa ormai incontenibile, a gran furore viene proposto un corteo "per portare nelle strade la protesta e per attirare l’attenzione della gente sugli effetti di questa legge". Nel viale di via Festa del perdono appare subito evidente che non sarà un qualunque manifestazione spontanea, le fila si ingrossano sempre di più e dalla testa del corteo non se ne vede la fine. A questo punto gli studenti cominciano a marciare per le strade della città, caotica e trafficata come sempre. Piazza Duomo, palazzo Marino, fino al distaccamento di scienze politiche. Tutto avviene pacificamente e senza troppe complicazioni fino alla stazione di Cadorna. In Piazza Duomo i manifestanti cercano invano di attraversare galleria Vittorio Emanuele, è la polizia schierata all’ingresso ad impedirlo, il corteo aggira così la galleria e raggiunge velocemente palazzo Marino.

Scontri e tensione in stazione – Intorno alle 16 arriva la notizia: a Bologna gli studenti hanno bloccato i treni, il corteo si dirige allora alla stazione Cadorna con l’intento di fare lo stesso. È a questo punto che la polizia decide di intervenire sbarrando le entrate della stazione. Alcuni fumogeni vengo lanciati in direzione del blocco degli agenti che hanno reagito verso un gruppo di manifestanti che ha tentato di sfondare il blocco. Lo scontro non è lungo, il bilancio della giornata sarà di 6 contusi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 ottobre 2008
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