«Discutiamo di Stato di diritto, non di Lega e terroni»

La vicenda degli striscioni rimossi in via Marzorati durante i Mondiali ha ricevuto molti commenti. Valerio Crugnola risponde ai lettori e rilancia

Desidero anzitutto ringraziare quanti sono intervenuti sulla vicenda, in sé minuscola ma simbolicamente significativa, in cui sono incorso – un intervento dei Carabinieri, senza reato da parte mia né pericolo di reato da parte di altri, e senza alcun mandato, contro due striscioni da me esposti sul balcone di casa, a ridosso del percorso mondiale, certo discutibili come ogni cosa, ma frutto comunque di una libertà di opinione e di una inviolabilità della persona e del domicilio che sono protetti dalla Costituzione e dai codici vigenti. Ringrazio soprattutto l’anonimo Topone, che ha un pessimo ricordo di me, e gli altri che sono intervenuti in modo critico.

Voglio solo precisare un principio che credo tutti gli intervenuti nei commenti possano condividere. Per quanto Topone ricordi, non sono un “compagno”: trovo questa parola destituita di ogni senso, se non per qualche residuo paleontologico sopravvissuto al pliocene, meritatamente punito alle ultime elezioni. Mi definirei invece, nell’ordine, un ecologista (senza la difesa del pianeta non è possibile difendere altro), poi un liberale (e di questo dirò dopo), quindi un democratico (nel senso che è possibile anche una democrazia illiberale o autoritaria, il caso della Russia di Putin è solo il più recente), e in ultimo anche una persona sensibile all’equità sociale, compatibilmente con il rispetto dei tre principi gerarchicamente superiori. Proprio perché anche liberale, credo che lo Stato possa minacciare le libertà dei cittadini, come ogni altra eccessiva concentrazione di poteri. Per questo gli organi dello Stato sono divisi e bilanciati tra loro, e tutti rispondono, nelle loro articolazioni, alle leggi che ne stabiliscono insieme compiti e limiti. Quel che trovo grave nella mia vicenda è che i Carabinieri intervenuti in casa mia abbiano violato quei limiti, e dunque i principi su cui si fonda lo stato liberale, ossia lo Stato di diritto, forse per un senso di immunità e impunità, rafforzato dalla percezione che i cittadini non sono più pronti come in passato a reagire a difesa dei diritti, o forse per una sindrome governativa, quale che sia il governo, o forse ancora per un eccesso di zelo, nel timore che qualche esagitato, vedendo offesa l’inesistente e mai esistita Padania, potesse compiere atti di vandalismo contro la casa in cui abito e gli inquilini che vi risiedono.

Non ho nulla contro le forze dell’ordine, credetemi: ne ammiro l’impegno contro la criminalità, ne apprezzo l’indispensabile funzione. Ma anche l’esercizio di questa funzione e di questo impegno è sottoposto ai limiti dello stato di diritto. Quando viene arrestato Provenzano sono il primo ad applaudire, davanti a Bolzaneto mi ritraggo inorridito. Chiedo a tutte le voci che hanno dissentito dal mio gesto se almeno su questo concordano con me.

Un’ultima nota. Appena accortomi dell’accaduto e avuto in proposito informazioni dai vicini, sono sceso sotto casa alla ricerca di un carabiniere che mi desse ragione del comportamento dell’Arma. “Ah, allora è lei il colpevole!”, mi ha risposto, dei due incontrati, il più alto in grado. Più tardi i miei vicini hanno riconosciuto su mia richiesta nei due, di piantone per tutta la giornata sulla curva tra via Marzorati e largo Unicef, gli autori materiali dell’intervento, presumo compiuto dopo consultazioni con i loro superiori. Ma nel momento in cui io ho chiesto di poterli identificare, i due si sono trincerati dietro un articolo di legge che ne tutela l’anonimato. Tutela legittima, perché protegge i tutori dell’ordine dalle ritorsioni dei criminali; ma discutibile allorché la vittima è un cittadino e il tutole dell’ordine il violatore della legalità.

Vorrei che si discutesse di Stato di diritto, e delle sue possibili violazioni proprio da parte di chi lo deve per primo difendere, se si discuterà ancora, non di Lega o terroni, negri o cattivi insegnanti o altro.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 ottobre 2008
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