Fabi: “Le banche devono recuperare il loro ruolo”

Pubblichiamo alcune riflessioni sulla crisi finanziaria che ha colpito il mercato del credito internazionale

Quali saranno le conseguenze della crisi finanziaria sul sistema bancario italiano? Quale peso ha l’etica negli affari? Come cambieranno le regole dopo il terremoto finanziario di questi giorni? Sono interrogativi che si pone la segreteria provinciale della Fabi, Federazione Autonoma Bancari Italiani, e che qui pubblichiamo.

Pare che la bufera della crisi finanziaria non voglia calmarsi nel breve periodo e sembra che assomigli molto a quegli eventi naturali che, una volta esauriti, lasciano sul campo, un po’ qui e un po’ là, abbondanti segni del loro passaggio distruttivo.

Un dato è certo: il sistema bancario italiano appare, nel confronto internazionale, relativamente più resistente e solido, e contiene, al suo interno, norme e prassi che, a partire dal dettato costituzionale, tutelano il risparmiatore ed in queste situazioni forniscono quegli elementi di sicurezza, oggi tanto necessari per non lasciarci scivolare verso immotivati timori o, ancor peggio, incontro a deleteri atteggiamenti di panico.

 

Quanto sta avvenendo, però, sui mercati internazionali e non solo, dimostra, con tutta evidenza, gli aspetti fragili di un sistema economico che, a volte, corre troppo disinvolto verso il miraggio di un mercato senza regole, caratterizzato da un diffuso atteggiamento di ricerca del massimo profitto nel minor tempo possibile, quale reale ed esclusivo motore dello sviluppo e strumento capace di rimediare da solo ai propri problemi.

Quanto è successo o sta succedendo, a partire dai fallimenti disastrosi di certa “finanza di carta”, sembra dimostrare l’esatto contrario e forse, insieme, ci stiamo rendendo conto che, in certe situazioni compromesse da avventurose manovre speculative private, solo l’intervento dei governi, con il ricorso a consistenti utilizzi delle risorse della collettività, sta evitando peggiori destini.

 

Non siamo tra quelli che oggi sembrano risolvere tutto dicendo soltanto: “ve l’avevamo detto” o “l’abbiamo previsto”: non ci interessa! Siamo invece stati, siamo e saremo sempre tra coloro che non hanno mai cessato di credere che soltanto un sistema-mercato solidamente appoggiato su norme certe, su efficaci reti ed autorità di vigilanza e controllo, sulla pratica della leale e costante informazione può contenere quei requisiti di equilibrio e compatibilità sociale che ne assicurano l’utilità comune e contengano gli elementi di solido sviluppo per tutti.

Invochiamo più etica negli affari! Parlare di Responsabilità Sociale dell’Impresa, per noi è l’affermare convinto di valori in cui ci riconosciamo pienamente e dei quali auspichiamo un progressivo ma rapido diffondersi nella comunità economica globale.  

 

La nostra storia vissuta sempre dalla parte dei Lavoratori delle Banche, ed il nostro ruolo svolto al loro fianco, che ha consentito il superamento anche dei recenti momenti critici del settore ed il rilancio del sistema banche nel nostro paese; la sottoscrizione con le controparti del “Protocollo sullo sviluppo sostenibile e compatibile del sistema bancario” del 16 giungo 2004;

la firma del successivo contratto nazionale e di tanti accordi aziendali, testimoniano il nostro radicamento nell’idea, nel progetto e nell’attuazione della partecipazione, della democrazia economica, dell’equità sociale, della valorizzazione del lavoro reale, convinzioni tutte sulle quali poggia anche la richiesta forte e costante di un cambiamento improntato ad una nuova etica.

Nell’attuale situazione di difficoltà di tutto il sistema finanziario, nella quale le Banche devono anche misurarsi col persistere di una crisi di reputazione, ove sembra posto in discussione il loro tradizionale ruolo, la F.A.B.I., consapevole del ruolo che le deriva anche  dall’essere la maggiore organizzazione sindacale della categoria, si schiera, come sempre, a difesa e sostegno dei Lavoratori, sottolineandone, ovunque necessario, il loro alto e indiscusso profilo di professionalità e competenza ed il livello del loro costante impegno nell’esercizio delle funzioni proprie.

 

Nessuna penalizzazione, pertanto, per chi opera allo “sportello”! Le Banche devono potenziare la comunicazione interna, dare ai dipendenti precise linee di condotta nel rapporto con i clienti indirizzate all’ascolto del rispettivo orientamento, seguire i principi di trasparenza, di adeguatezza, di coerenza con le propensioni finanziarie del risparmiatore e investitore, previsti anche dalle direttive europee;

Nel momento attuale, tutto un sistema di incentivazione finalizzato alla creazione di valore di breve periodo per l’azionista, attraverso le stock-option riconosciute al top management e gli incentivi discrezionali diffusi, sembra definitivamente entrato in crisi.

 

Riteniamo pertanto che occorra una decisa inversione di tendenza rispetto alla pratica dei sistemi aziendali incentivanti sregolati, delle pressioni commerciali smodate, del riconoscimento di retribuzioni folli ai manager che, combinate fra loro e corredate con la poca trasparenza, hanno causato quei danni ai risparmiatori e alla reputazione degli operatori che sono sotto gli occhi di tutti.

Sembra infatti che la rincorsa permanente e forzata dei numeri di vendita, che dà motivo all’attuazione di quelle prassi, sia un “alleato fedele” per le sole strategie focalizzate sull’esasperato guadagno nel brevissimo termine ma prive di uno stabile futuro nel medio e lungo periodo, destinate quindi produrre, come abbiamo appena visto sulla scena mondiale, a cominciare da quanto avvenuto negli Stati Uniti, possibili disastrosi risultati.

 

Nell’immediato, accanto agli interventi di emergenza, dettati dalla necessità di fronteggiare gli effetti interni di una crisi finanziaria che ha caratteri globali, evidenziamo l’importanza dell’attuazione di tutti quei provvedimenti atti a ridare credibilità agli operatori finanziari onesti e certezze ai risparmiatori. Occorrerà, in seguito, sanzionare ed allontanare dal sistema finanziario internazionale quei banchieri senza scrupoli che, per giunta arricchitisi senza limiti di opportunità, abbiano causato danni ai risparmiatori ed al sistema stesso.

Con altrettanta determinazione respingiamo, dopo aver concertato con le Banche, negli ultimi anni, politiche condivise di contenimento del costo del lavoro, eventuali richieste aziendali di aggiornamento di piani industriali orientate ad ulteriori riduzioni ri Personale.  I Lavoratori bancari hanno già pagato, nel recente passato, il prezzo di fusioni e di pesanti ristrutturazioni e non accetteranno ulteriori sacrifici richiesti da chi, come taluni banchieri, guadagna decine di milioni all’anno solo di stock-option.

 

La F.A.B.I., con un forte richiamo ai principi della “Responsabilità Sociale dell’Impresa”, sottolinea, ancor di più oggi, l’urgente necessità di tornare a “pensare e progettare” la Banca come un soggetto sociale orientato alla produzione di benefici stabili ed equilibrati nel lungo periodo, per i clienti, per i dipendenti, per la comunità di riferimento e per gli azionisti.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 ottobre 2008
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