“Facilitatori linguistici”, da sei anni nelle scuole di Saronno

Tre insegnanti di italiano per 30 studenti stranieri delle elementari e medie della città: 10 ore la settimana durante le ore di lezione per tutto l’anno “per aiutare l’inserimento dello studente”

Non è una vera e propria classe ponte, ma un laboratorio di italiano attivo tutte le mattine per due ore, per tutto l’anno scolastico, dedicato agli studenti di origine straniera. È il progetto dei “facilitatori linguistici” che il comune di Saronno attua da ormai sei anni, cresciuto nel tempo, arrivato ad avere, nelle scuole elementari e medie della città, oltre trenta ragazzi e bambini coinvolti, e tre insegnanti dedicati, uno pagato dal Ministero, gli altri su incarico del Comune. “L’obiettivo – spiegano dal Municipio – è quello della prima alfabetizzazione dei più piccoli che iniziano a frequentare le nostre scuole senza sapere una parola di italiano”.

Agli inizi il progetto vedeva coinvolto un insegnante madrelingua e pochi bambini. Ma con il tempo si è arrivati agli oltre 30 bambini di quest’anno scolastico, di origine marocchina, egiziana, tunisina, rumena. I tre insegnanti, di origine italiana, si suddividono così i giovani studenti a seconda dell’età, in gruppi da 5 o 6,  ed ogni mattina escono dalla classe per due, per un totale di dieci ore settimanali, per tutto l’anno scolastico.

Da circa tre anni, le scuole di Saronno e il Comune, hanno ottenuto che ai due insegnanti sostenuti si aggiungesse quello del Ministero, contribuendo così ad aumentare la forze a disposizione.

Il progetto dei “facilitatori linguistici” si aggiunge a quello dei “mediatori culturali”, attivo sul territorio da anni. Quest’ultimo è una sorta di albo creato tramite un concorso a cui sono iscritti circa una dozzina di persone madrelingua. Volontari che, a seconda del bisogno, aiutano istituzioni e stranieri nella traduzione di documenti, oppure anche nelle scuole. “Può capitare – proseguono dal comune – che un bambino abbia un inserimento particolarmente difficile e vi siano difficoltà di comunicazione con la famiglia. Anche in questo vengono chiamati i mediatori, per poter così aiutare il bambino. È semplicemente un processo di miglior integrazione, che va tutto a vantaggio dei giovani studenti”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 ottobre 2008
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