Federalismo e lotta all’immigrazione irregolare, ecco la nuova Confesercenti

Argomenti sorpredenti nella relazione del direttore Gianni Lucchina nel corso dell'assemblea annuale dell'associazione

Stretta tra il bilancio dei mondiali e la nuova crisi finanziaria, inaspettatamente contenta del nuovo governo e severa con gli immigrati che sbagliano, la Confesercenti ha presentato all’Ata Hotel di Varese, in occasione della sua assemblea annuale, un volto nuovo. Spazzando via i residui convincimenti di chi considerava quell’associazione “quella dei commercianti di sinistra” e proseguendo in una politica sindacale sempre più politica e di impatto, che sta via via perseguendo da alcuni anni, cercando e non subendo le provocazioni.

Con risultati efficienti – si pensi al sostegno ai Mondiali o alle aperture serali – ma anche spiazzanti, come il «sostegno pieno al federalismo» o alla linea dura con gli immigrati che delinquono: «se da una parte non si può far finta di non sapere che le famiglie e le imprese italiane hanno bisogno di manodopera che da noi non si trova più, dall’altra non si può ignorare che un terzo dei reati è commesso dai clandestini e che tale livello sale al 70% nel nord – ricorda Gianni Lucchina, direttore di Confesercenti, nella sua relazione – Solo il rigore può impedire che si diffonda a macchia d’olio un clima xenofobo e di caccia al diverso. Dobbiamo favorire una convinta accoglienza e un’adeguata politica d’integrazione dei lavoratori stranieri onesti e, invece, per chi compie un reato anche uno solo, non ci deve essere posto in Italia».

Ma non è da dimenticare anche l’apprezzamento per «Il piglio con cui il ministro Brunetta ha deciso di affrontare i problemi della pesante burocrazia» visto che «In italia ci sono troppi enti e società pubbliche che producono una illimitata dispersione di risorse ma chi li dirige non ne risponde legalmente, così come chi ha responsabilità di governo non ne risponde politicamente». Senza evitare bacchettate inaspettate, come per l’atteggiamento dei varesini nei confronti dei mondiali: «Perchè alla fine i commercianti ci sono stati, hanno aperto i negozi e hanno allestito le vetrine. Molti varesini invece sono andati via: che è come se avessero invitato degli ospiti a cena e poi li avessero fatti cenare solo con lo chef».

Un discorso perlomeno sorprendente pronunciato dal direttore di Confesercenti, che tanti anni fa fu persino portavoce del primo abortito esperimento del Partito democratico. Tant’acqua, fino a qui, è passata sotto i ponti: forse perchè «Al nord è localizzata gran parte della capacità produttiva del paese, ma qui si concentra anche molta inquietudine e molta incertezza» come la sua relazione precisa. E si ascolta di più l’alzare della voce che il sussurro buonista.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 ottobre 2008
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