Gli immigrati non ci stanno: “Idea ipocrita e inutile”

Jacques Amani di Cgil, Martine Illgen dell'Anolf Cisl e Thierry Dieng di Ubuntu critici con la proposta di emendamento al decreto sicurezza della Lega Nord

«Ci faranno pagare anche l’aria che respiriamo». Il commento dei rappresentanti della comunità immigrata di Varese evidenzia il clima di crescente tensione ed esasperazione degli stranieri. La nuova proposta della Lega Nord di emendare la legge sulla sicurezza con una sorta di patente a punti per immigrati non piace, anzi, lascia letteralmente di sasso chi con i permessi di soggiorno e di lavoro di centinaia di migliaia di persone ha a che fare ogni giorno.   

Jacques Amani, rappresentante degli immigrati e sindacalista della Cgil, da una vita nel nostro (e suo) Paese, osserva sconsolato l’incedere degli avvenimenti: «Mi sembra si stia giocando troppo sulla tensione, ogni giorno c’è una proposta nuova e sempre più ridicola – commenta -. L’ipocrisia è generale sulla questione: si dice che non c’è bisogno di immigrati, ma questo è falso. Ci sono migliaia di famiglie che campano su lavoratori e lavoratrici straniere, tantissime fabbriche e industrie fanno lavorare immigrati sottopagati e in nero. L’Italia è sempre più vecchia, l’immigrazione è una valvola di sfogo per molti campi: con proposte come quella della Lega si nasconde la realtà e si alimenta la preoccupazione indotta della gente, che poi sfocia in episodi di razzismo come quelli registrati nelle ultime settimane. Dispiace che la politica invelenisca il clima invece di abbassare i toni. Siamo arrabbiati, ho la sensazione che ci stiano prendendo in giro: gli immigrati non sono tutti delinquenti, la stragrande maggioranza di loro partecipa alla vita del Paese, consuma, paga le tasse e viene ripagata con la discriminazione».

Negli uffici dell’Anolf Cisl Martine Illgen accoglie immigrati e immigrate da tutto il mondo, spiega loro come comportarsi e cerca di risolvere problemi quotidiani che vanno dal lavoro alla casa. La proposta della Lega Nord è per molti degli stranieri interpellati una perfetta sconosciuta: «Quando si deve pensare a riempire la pancia e arrivare alla fine della giornata è così – spiega -. Sono rassegnati, sembra che tutto vada contro di loro, non ne possono più. Questa patente a punti è solo la ciliegina sulla torta di un sistema generalizzato: gli stranieri fanno fatica a trovare un lavoro, da mangiare e da vivere. Le leggi sull’immigrazione non sono un gioco, c’è in ballo la vita delle persone. Chi commette reati è giusto che paghi e che venga punito anche severamente, ma non va allargato e generalizzato il discorso ad una categoria variegata e complessa come quella degli stranieri in Italia».

Thierry Dieng è una delle anime del movimento Ubuntu, che raccoglie immigrati di diverse nazionalità e credi religiosi: «Uno che delinque deve essere punito, questo non è in dubbio – commenta -. È il messaggio che non mi piace, ho la sensazione che siano provvedimenti ad effetto piuttosto che cose concrete, sull’efficacia di queste cose ho molti dubbi. Se si guardano i dati del ministero degli Interni si scopre che chi ha un permesso di soggiorno delinque meno degli italiani. Se si mettono tutti gli stranieri in un calderone non ci sto, criminalizzare l’immigrazione è antipolitico. Si crea un circolo vizioso, è una strategia pericolosa di odio già vista in periodi bui indotta con lavaggi del cervello. Oltretutto c’è già qualcosa di simile alla “patente a punti per gli immigrati”, dato che se si hanno carichi pendenti derivanti da reati commessi il permesso di soggiorno non lo rilasciano. Infestare il clima con queste uscite ad effetto non serve: la Lega sta sbagliando ancora, cercheremo di aprire i loro occhi e le loro orecchie».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 ottobre 2008
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