Ha pagato il pizzo per un anno: arrestata gang di estorsori

60mila euro il bottino, 30 dei quali in computer, tivù e gps. Oggetto dell'estorsione anche due auto di lusso. Le indagini partite dalla denuncia della vittima

Ha subìto estorsioni per un anno di seguito, dal luglio 2006 al luglio 2007.  Poi non ha retto alla pressione e al pericolo e ha fatto la cosa più giusta: denunciare tutti i fatti ai carabinieri di Varese, che dopo una ricerca durata quasi un anno hanno arrestato i sei responsabili che lo tormentavano.

Questa mattina, 4 ottobre, all’alba – più precisamente intorno alle sei – sono così scattate le manette ai polsi dei fratelli Parisi e la famiglia Palladino, estorsori di professione. I Parisi si chiamano Vittorio di 37 anni, Antonio di 34 e Vito di 39, i primi due nati a Cittiglio e l’ultimo a Tricarico, mentre la famiglia Palladino era formata dal padre Raffaele, nato a Foggia, sessantaduenne e dai figli Pasquale (32enne) e Mario (28enne), entrambi nati a Cittiglio. Che con la collaborazione dell’unico straniero del gruppo, l’albanese Luljia Lorenc, di 26 anni, avevano come attività principale quella di spillare i soldi a un commerciante residente nella zona di Gavirate.

Innanzitutto, uno "stipendio" di 8000 euro al mese, poi richieste "una tantum" che andavano dai 1500 agli 8000 euro in più. Richieste a cui il commerciante, inizialmente ha cercato di dare risposta con il risultato che queste diventavano sempre più pressanti, ed erano accompagnate anche da minacce e lesioni.
Per "onorarle" il commerciante ha cominciato anche a fornir loro alcuni dei prodotti da lui venduti: pc portatili, tivù, sistemi satellitari. Per procurarsi i soldi, ha pure venduto le sue due macchine: prima una Alfa Romeo Brera che è servita per procurarsi i contanti richiesti, poi la Mercedes che aveva acquistato per sostuirla, che è persino diventata per un mese di proprietà di uno dei componenti la banda. Per riaverla, il commerciante dovette pure pagare altri 5000 euro. 

Dopo la denuncia, avvenuta nel febbraio scorso, sono così scattate le indagini dei carabinieri, coordinate dal sostituto procuratore Sara Pozzetti. Che, tra intercettazioni tabulati telefonici e ricostruzioni dei movimenti della banda, hanno portato alla richiesta di arresto per tutti, firmata dal giudice Giuseppe Battarino ed eseguita dalla squadra guidata da una "nuova entrata" del comando provinciale, il  capitano Mineo.

«E’ il mio quinto giorno di lavoro, di fatto sono responsabile solo dell’arresto  – spiega il capitano Mineo – Perciò mi corre l’obbligo di ringraziare i mei colleghi che hanno lavorato per tutto questo anno sul caso, e in particolare il capitano Mantegazza, il  tenente Stornelli.».

I reati contestati per tutti gli arrestati – i sei della mattina del 4 ottobre e l’albanese, già in carcere per altri reati – sono quelli di estorsione, tentata rapina e lesioni personali. In casa degli arrestati sono stati inoltre trovati un televisore e due notebook appartenenti alla vittima, oltre a un assegno da 50mila euro e alcune cambiali, che ora sono al vaglio degli inquirenti.
«Un risultato che è stato raggiunto innanzitutto grazie alla collaborazione della vittima stessa dell’estorsione. E per questo ci auguriamo che chi si trovasse in condizioni simili non esiti a denunciarlo. Perchè poi i risultati si ottengono».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 ottobre 2008
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