“I giornali possono restare giovani, a patto che cambino”

Lucida analisi del direttore della Gazzetta dello Sport Carlo Verdelli sul presente e futuro dei quotidiani italiani

«Se tutti i bar con la copia della Gazzetta chiudessero, avrei risolto i miei problemi di tiratura». Inizia con una battuta del relatore l’incontro organizzato all’Università Carlo Cattaneo da CeRiCo (Centro Ricerche sulla Complessità) il 76esimo in nove anni. Questa volta ad essere ospitato dal padrone di casa, il professor Giuseppe Scifo (nella foto, a sinistra), è stato il direttore della Gazzetta dello Sport Carlo Verdelli che ha fatto un’interessante, ma preoccupante, analisi dello stato di salute dei quotidiani italiani.
Verdelli, approdato nel 2006 alla direzione della Gazzetta dopo varie esperienze fra cui Mondarori e il Corriere della Sera, ha iniziato da quella che ormai per i giornalisti è una “profezia” sempre più reale. «Secondo Philip Mayer nel 2043 verrà stampata l’ultima copia cartacea del New York Times. Tre anni fa non ci credeva nessuno, ora sembra una previsione anche troppo ottimista». Da qui prende il via una lucida, quanto impietosa, analisi dello stato di salute della stampa italiana che però, chiarisce Verdelli, non è messa peggio di quella internazionale. «I quotidiani hanno davanti a se tanti ostacoli. Pensiamo a una spiaggia californiana dove i gironali sono i surfisti che devono affrontare le onde: internet, il digitale, la crisi economica, ecc… . Ecco, per sopravvivere il surfista non deve mai stare fermo, ma cambiare». Per Verdelli il segreto è proprio il cambiamento che lui giudica indispensabile. «Secondo una recente indagine Astra, gli italiani hanno una pessima opinione del giornalismo, lo giudicano “bugiardo”. Però, se guardiamo ai numeri, dopo il 2000 è aumentato il numero di copie vendute. Come si spiega? Semplice, con le operazioni diaboliche che hanno permesso di aumentare la tiratura e fare profitto». Naturalmente il riferimento è a quella mole di libri, romanzi italiani e stranieri, dizionari, cd e dvd che gli editori hanno deciso di allegare ai quotidiani. «Di fronte a un malato grave – prosegue il direttore – invece che fare una diagnosi seria e una cura drastica, hanno preferito usare un antibiotico. Il risultato si vede: il periodo d’oro di questo mercantilismo si sta rapidamente estinguendo».
Ma a tutto questo, secondo Verdelli, ci sono soluzioni? «Ci sono due fattori da considerare: le persone hanno voglia di dialogo, lo dimostrano i social networks e hanno meno tempo per leggere. Diciamo che se per leggere il Corriere ci vogliono 16 ore, per un free press bastano 20 minuti». Consiglio di chi non “predica bene e razzola male”: da quando è direttore della Gazzetta Verdelli ha ridotto il formato del giornale e ha potenziato il sito internet che è passato in tre anni da 200mila visite uniche a 800mila. «L’accoppiata internet cartaceo è utile ai lettori e a me: ogni articolo ha un forum e così, durante la giornata, io posso capire quali sono le tematiche più interessanti e costruire il giornale del giorno dopo. È una sorta di educazione permanente attraverso il lettore».
Il futuro quindi potrebbe prendere due strade diametralmente opposte per i quotidiani nazionali. «Quelli che pensano di poter recitare ancora la parte del prete che guarda dall’alto in basso chi lo ascolta avranno vita breve. Chi invece saprà sfruttare la colossale opportunità che abbiamo davanti potrà continuare. Se per gli uomini è impossibile restare giovani, per i quotidiani no. A patto che cambino».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 ottobre 2008
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