Il grande freddo delle borse colpisce Unicredit

L’onda lunga della crisi Subprime arriva anche in Europa. Il titolo del colosso bancario italiano tocca i minimi storici in borsa. Mai così male dal 1998

Si chiamano hedge found, fondi speculativi, sono loro che hanno messo in ginocchio il sistema economico finanziario mondiale. Sono gli strumenti meno trasparenti e regolati del mercato finanziario. Non dicono dove investono, possono speculare al ribasso, usare la leva finanziaria, indebitandosi per comprare titoli fino a 50 volte il proprio patrimonio. Per avere un’idea di come sono cresciuti negli ultimi anni è sufficiente confrontare alcuni dati: nel 1990 venivano investiti in hedge found 39 miliardi di dollari, nel 2007 si è passati a 1.800 miliardi (quasi il doppio del Pil italiano). Gli hedge found ricercano un rendimento assoluto, indipendentemente dall’andamento dei mercati. A differenza dei fondi tradizionali, possono utilizzare uno più strumenti e strategie di investimento (vendita allo scoperto e leve finanziarie, queste ultime utilizzano capitali presi a prestito dove il rendimento è superiore all’interesse richiesto dal prestatore). Se si azzecca la scommessa, si portano a casa profitti stratosferici; se non si azzecca, le perdite si amplificano a dismisura.  In Italia gli hedge found sono soggetti a una legislazione rigida (decreto 228/1999) che limita l’adesione ad un singolo fondo hedge ad un massimo di 200 partecipanti e con un investimento minimo non inferiore ai 500 mila euro.

La crisi scoppia lo scorso anno con i mutui immobiliari facilmente concessi, i subprime, che avevano fatto sognare una casa di proprietà a milioni di americani, indipendentemente dalle loro possibilità. Negli Usa in poco tempo crolla il mercato della casa. L’indice S&P/CaseShiller che misura il mercato immobiliare nelle prime 20 città americane nel giro di un anno cala del 15,8% e le montagne di “derivati di credito” ad essi collegati sembrano sempre di più carta straccia.

Il governo americano alla di fine luglio interviene per salvare Fannie Mae e Freddie Mac, le due centrali americane dei mutui. Ma l’onda devastante dei subprime avanza e porta alla deriva banche e borse. La Fed (banca centrale Usa) come sempre, nei momenti di crisi, immette liquidità nel sistema e taglia i tassi di interesse. Ma questa volta la cura Greenspan non funziona, The big freeze, il grande congelamento dei mercati continua, anzi la sensazione è che il peggio debba ancora venire.  Le principali banche mondiali da Citigroup a Morgan Stanley, passando per Ubs e Merril Lynch perdono miliardi di dollari facendo segnare rendimenti negativi in borsa mai visti. Un esempio: dal 2007 al 2008 Ubs perde 38,2 miliardi di dollari e un bel – 63% in borsa. Insomma, in un anno le banche bruciano 1600 miliardi di dollari di valore. Nel frattempo Lehman Brothers, una sorta di istituzione del mercato finanziario americano, fallisce e se fallisce una banca del genere nessuno si puo’ più sentire al sicuro. 
L’onda del grande freddo arriva in Europa. E anche se Bankitalia e ministero dell’Economia tranquillizzano sulla solidità del sistema italiano, in questi giorni il titolo del colosso Unicredit è letteralmente crollato in borsa, scendendo ai minimi storici del 1998. Ha pagato l’internazionalizzazione? Forse. Sta di fatto che anche la tedesca Hipo Re e la belga Dexia devono ricorrere “alle cure” dello Stato. L’elenco dei sommersi sarà destinato ad allungarsi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 ottobre 2008
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