“Immagini dilettanti, sventura dei giornali”

Il maestro Giorgio Lotti incanta con scatti e parole la platea di Ville Ponti nell’incontro sul fotogiornalismo

Non hai quasi il tempo di pensare che devi scattare, però per farlo sei obbligato a conoscere, sapere, studiare”. Una regola d’oro che gli operatori dell’informazione, intesi anche come i responsabili delle redazioni e dei giornali, i direttori in ultima battuta, dovrebbero rispettare. La lezione arriva da un maestro della fotografia giornalistica, il milanese (ma varesino d’adozione) Giorgio Lotti, ospite alle Ville Ponti per il primo degli incontri che salutano la nuova veste del centro congressi restaurato. Sul palco, per la serata introdotta da Antonio Franzi c’erano i giornalisti Cesare Chiericati e Mario Chiodetti, che hanno stuzzicato l’artefice di numerosissime foto, alcune tra le più famose al mondo, proiettate nel grande schermo della sala napoleonica. Classe 1937, Lotti ha iniziato la sua carriera come fotografo dei grandi giornali della capitale meneghina, come “Milano Sera”, “La Notte” e di pubblicazioni che hanno fatto la storia, come  “Il Mondo”, “Settimo giorno”, “Paris Match”.
Nel 1964 entra nello staff di Epoca. Ha poi lavorato fino al 2002 a Panorama. Una carriera fatta di successi e di grandi reportages, visti in silenzio da un pubblico che ha superato abbondantemente le cento presenze. Così il colore innaturale delle acque di Venezia, inquinate dal petrolchimico di Marghera ha fatto il paio con i grandi momenti della storia d’Italia, spesso ritratti di tragedie. Come non stare in silenzio, quasi dietro l’obiettivo che immortalava i disperati che nel ‘91 arrivarono sulle carrette del mare dall’Albania fotografati sotto coperte di cellophane, a Brindisi? O tra gli sfollati del Friuli dopo il sisma del ‘76 con le piccole bare bianche portate in braccio dai genitori? O ancora, dieci anni prima, fra i fanghi portati dall’Arno fin dentro i gioielli culturali di Firenze? Ecco che il filo del discorso di Lotti torna fra il pubblico per spiegare cos’è il racconto della realtà con le immagini, il fotogiornalismo. “Devi essere preparato tecnicamente, avere i tempi dei fatti e della cronaca, ma anche sapere, conoscere – ha spiegato – . Per questo, per il fatto che oggi tutti si improvvisano fotografi, la qualità degli scatti si è talmente abbassata che la ritengo responsabile della caduta delle vendite di moltissimi settimanali. I direttori dei giornali accettano anche foto scattate da dilettanti e, spesso criticandole benché gratuite, non si accorgono di ciò che pubblicano”
Nel 1973, per un reportage fatto in Cina, Giorgio Lotti venne insignito dalla University of Photojournalism, Columbia, del premio “The World Understanding Award”: in quell’occasione scattò una foto a colori che ancora oggi è tra le più riprodotte al mondo: il ritratto dell’allora primo ministro cinese Zhou en Lai.

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Le foto di Giorgio lotti 4 di 9
di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 ottobre 2008
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