Islamici verso un caldo venerdì di preghiera

Scaduta l'ordinanza che vietava le riunioni pubbliche a scopo religioso. Dal Pd l'invito al dialogo e a trovare finalmente una soluzione

Il Ramadan è finito, ma a Gallarate della "questione islamica" non si finisce di discutere. Venerdì 3 ottobre è giorno di preghiera: l’ordinanza del Comune che vietava manifestazioni religiose e preghiere pubbliche fondamentalmente per evitare le riunioni all’esterno dell’ex centro islamico di via Peschiera è scaduta con la fine del mese sacro dell’Islam. La comunità gallaratese è intenzionata a ritrovarsi sul marciapiede di via Peschiera, le forze dell’ordine e l’amministrazione comunale terranno le antenne alzate e controlleranno una situazione sempre più scottante e senza apparenti soluzioni all’orizzonte.  

Dai banchi intanto dell’opposizione si alza la richiesta di chiarimenti: «Al termine del mese del Ramadan si rileva come la preghiera nel tendone di Arnate messo a disposizione dalla parrocchia si sia svolta senza problemi di sorta e nel pieno rispetto della legalità – commenta Giovanni Pignataro, portavoce del circolo del Partito Democratico di Gallarate -. Ciò è avvenuto grazie alla lodevole iniziativa della Chiesa locale, alla responsabilità degli appartenenti alla comunità islamica e alla sensibilità dei cittadini del rione. La buona  volontà delle persone ha dunque concretamente dimostrato, da un lato, che l’annosa questione relativa al luogo di culto degli islamici si può risolvere attraverso un dialogo ed un confronto costruttivo e, dall’altro, ha evidenziato l’irresponsabile atteggiamento del Comune che nella persona del sindaco, ha espressamente affermato di non avere intenzione di affrontare la problematica. Mediante tale posizione, che si protrae ormai da anni, il Comune di Gallarate nega il diritto fondamentale di tutti gli uomini a pregare e non assicura la sicurezza dei cittadini. Un’istituzione pubblica che non garantisce i diritti inviolabili perde infatti di credibilità nel chiedere il severo rispetto dei doveri, cui sono chiamati tutti coloro che vivono nella nostra città. In più attraverso la propria inerzia o, peggio, la prospettazione di pretestuosi intoppi burocratici – prosegue Pignataro -, il Comune non assicura e non ha assicurato un luogo controllato e controllabile di preghiera, obbligando gli islamici ad una clandestinità che genera soltanto divisioni e pericolosi risentimenti. La positiva esperienza di preghiera nella struttura di Arnate ha dimostrato invece che la sicurezza nasce dalla conoscenza, dal dialogo e dal rispetto dei diritti. Il Partito Democratico, nell’interesse di tutta la cittadinanza, invita quindi ancora una volta l’amministrazione comunale ad assumersi finalmente le proprie responsabilità attivandosi concretamente per l’individuazione di un luogo nel quale gli appartenenti alla comunità islamica possano manifestare la propria fede religiosa». 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 ottobre 2008
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