L’ex sindaco Rossi: “Momento difficile, serve un buon pastore”

I commenti di alcuni esponenti politici che hanno seguito il corteo per l'insediamento del nuovo prevosto

È arrivato col treno, come i pendolari, portando un sorriso franco come il suo nome. Gli spetterà un compito impegnativo, benchè la città sia in apparenza "facile". Monsignor Franco Agnesi è stato accolto in pompa magna a Busto Arsizio. Non mancava quasi nessuno: la città che conta, con praticamente l’intera Giunta, e soprattutto i politici di estrazione cattolica dell’una o dell’altra sponda, era ad accoglierlo alla stazione Nord. Ne abbiamo approfittato per un breve giro d’orizzonte che oltre a dei commenti sulla persona del sacerdote si singe a qualche considerazione sulla città e sui suoi bisogni. Non basta infatti essere una città di gente che va in chiesa più della media per essere immune dai problemi del nostro tempo.

«Una persona molto disponibile» dice del nuovo prevosto l’assessore alla cultura Claudio Fantinati. «Pronto a entrare in città anche "imparando". In questi anni siamo stati abituati bene sul piano del rapporto con le realtà sociali, fra cui la Chiesa è la maggiore. Per noi è un aspetto importante». Il capogruppo del PD, il sinaghino Valerio Mariani è pragmatico: «Al nuovo prevosto auguro di trovare subito sintonia con l’amministrazione, ci sono problematiche sociali spesso nascoste da affrontare insieme».

Busto fedele in prima fila? Pare di sì. Così la consigliera regionale della Lega Luciana Ruffinelli: «La città oggi c’è, ha un legame profondo con la Chiesa. Sotto monsignor Livetti (che lascia formalmente ma resterà nella sua Busto ndr) c’è stato un buon rapporto dell’amministrazione con il consiglio pastorale, penso che ci troveremo bene anche con monsignor Agnesi che è persona aperta e affidabile». «Certo la percentuale di chi va in chiesa è molto alta a Busto, più che altrove» commenta il sindaco emerito Gian Pietro Rossi, che non ha voluto mancare a sua volta, «in queste occasioni particolari conta la fede, ma anche una certa tradizione dell’esserci. La laicizzazione del costume comunque avanza da tempo. Ma quel che preoccupa è il momento difficile che la città vive, anche questo spinge a un richiamo ai valori. In momenti così un buon pastore è indispensabile». Auguri, buon pastore.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 ottobre 2008
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