“La banda Baader Meinhof”, la storia raccontata al cinema

Nelle sale il film di Uli Edel che racconta le vicende di un gruppo estermista di sinistra nella Germania degli anni '70. In programma al Nuovo di Varese, alla sala Arti di Gallarate e alla sala Ratti di Legnano

Arriva oggi in tre sale del nostro territorio (Cinema Nuovo di Varese, Arti di Gallarate, Ratti di Legnano) un interessante e coinvolgente film ad alto tasso spettacolare che ricostruisce con grande lucidità una pagina di storia recente. Il film si intitola "La banda Baader Meinhof" ed è dedicato al gruppo estremista che agì in Germania negli anni ’70. Pochi conoscono le vicende narrate nel film, anche se rivestono un ruolo centrale per ricostruire un periodo drammatico per tutta la storia europea. In quegli anni una serie di attacchi terroristici, dirottamenti aerei, rapimenti e assassinii sconvolsero il mondo politico e l’opinione pubblica tedesca. A rivendicare tali atti furono i membri della RAF (Rote Armee Fraktion), movimento dell’estrema sinistra propugnatore della la lotta armata, fondato e guidato da Andreas Baader, Ulrike Meinhof e Gudrun Ensslin. Arrestati e incarcerati, i capi e alcuni membri del movimento morirono in prigione nel 1977, apparentemente per suicidio, lasciando aperta una delle pagine più tragiche e misteriose della Germania post-nazista.
Diretto dal famoso regista Uli Edel (già autore di Christiana F. e i ragazzi dello zoo di Berlino), il film presenta i drammatici eventi che fecero vacillare le fondamenta della Repubblica Federale Tedesca dal ’67 all’Autunno tedesco del ’77. Prodotto e sceneggiato da Bernd Eichinger, la pellicola porta sul grande schermo il lavoro di Stefan Aust Der Baader Meinhof  Komplex: pubblicato nel 1985, è ancora oggi considerato il più completo testo di riferimento sulla guerra allo stato attuata dalla Rote Armee Fraktion. Il libro non da giudizi sia legali che morali. E’ un protocollo, una cronaca degli eventi che ebbe il suo culmine nell’Autunno tedesco del 1977 col dirottamento e la successiva liberazione di ostaggi ed equipaggio dell’aereo Lufthansa ‘Landschut’, i "suicidi" in carcere dei leader della Raf con il conseguente omicidio di Hanns Martin Schleyer, presidente degli industriali tedeschi. Anche il film si mantiene su questa linea, né revisionista né apologetica. Nella prima parte, come bene ha scritto FilmTV, il film descrive "l’ascesa della RAF con il ritmo di un action movie che avrebbe potuto girare Costa-Gavras negli anni 70. Nella seconda, che illustra la detenzione dei fondatori della RAF mentre fuori sorge la seconda e terza generazione di militanti, il film diventa un assedio claustrofobico." Il film è spregiudicato e tiene incollati alla poltrona (straordinari gli attori Martina Gedeck, Moritz Bleibtreu e Bruno Ganz) e si qualifica come un’operazione esemplare anche dal punto di vista drammaturgico, che mette in scena due schieramenti che si dichiarano guerra mostrandone le opposte motivazioni. Peccato che in Italia una analoga ricostruzione politica dedicata, ad esempio, alle Brigate Rosse, non sia stata mai realizzata, impedendo forse stimoli che potrebbero servire soprattutto alle giovani generazioni.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 31 ottobre 2008
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