La Regione boccia la riapertura della cava, Solanti soddisfatto

La "cava Redi" era chiusa dal 1983, erano previsti un milione di metri cubi. L'emendamento votato in Regione dal centrosinistra e da 9 consiglieri del centrodestra

Nessun allargamento delle cave a Samarate. E’ il risultato, salutato con evidente soddisfazione dal sindaco Vittorio Solanti, dell’approvazione di un emendamento al piano cave regionale approvato ieri in regione. La modifica del testo originale, votata dall’opposizione compatta e da nove consiglieri di centrodestra, è il risultato di una battaglia contro la riapertura della cava intrapresa da mesi dall’amministrazione comunale, ma fatta propria anche da una parte dell’opposizione.

La vicenda era iniziata nel giugno scorso, quando il Comune di Samarate venne a conoscenza della proposta – nell’ambito del piano cave regionale – di autorizzare una estrazione di un milione di metri cubi di ghiaia dalla cosiddetta “cava Redi”, un impianto fino ad oggi di dimensioni modeste in mezzo ai boschi tra Samarate e Busto Arsizio.. «La cava era dismessa dal 1983, classificata come zona di recupero ambientale. C’era una autorizzazione a cavare solo centomila metri cubi nell’arco di un decennio, per finanziare il successivo recupero». A giugno però l’impianto è passato da “cava di recupero” a “estrattiva”. L’Expo 2015 è assegnato a Milano e le grandi opere hanno fame di cemento, dunque di inerti: dalla cava di Samarate era previsto di reperire un milione di metri cubi in dieci anni. Con un allargamento dell’ambito estrattivo triplicato e un aumento del traffico legato al trasporto di inerti (Solanti, a giugno, parlava di 50 mezzi pesanti al giorno). 

Il voto di martedì 30 settembre ha invece sancito il ritorno alla condizione originaria della cava samaratese, destinata ad un progressivo recupero. «Sono molto soddisfatto per le conseguenze positive di questa decisione, in termini di tutela ambientale» dichiara il sindaco Vittorio Solanti, che ha seguito con attenzione la vicenda, cercando nel contempo di coinvolgere anche l’opposizione di centrodestra. «Nell’ultima settimana – continua il sindaco abbiamo chiesto più volte una audizione al nuovo presidente della commissione e all’assessore all’ambiente Massimo Ponzoni, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Abbiamo poi inviato una protesta a tutti i capigruppo in regione, riservandoci anche eventuali azioni a tutela dei diritti lesi». Samarate lamentava infatti di non esser stata sentita ufficialmente, a differenza di altri comuni della provincia.  La sorpresa è venuta però nel corso della votazione del piano in consiglio regionale: l’emendamento sulla cava samaratese proposto da Mario Agostinelli (PRC) e sottoscritto da tutta l’opposizione è stato approvato con 33 voti a favore e 31 contrari. «Insieme ai 24 consiglieri del centrosinistra hanno votato anche nove consiglieri della maggioranza di centrodestra». Merito dello scrutinio segreto, ma merito probabilmente anche del pressing attuato sugli esponenti di Lega e Forza Italia, all’opposizione a Samarate, ma in maggioranza in Regione: «c’è stata una condivisione delle opposizioni sul tema dopo l’intervento in consiglio comunale di Luca Macchi, samaratese e attuale presidente del consiglio provinciale».  

L’emendamento riguardante la cava Redi è stato tra i pochi approvati, su venti proposti nella seduta. Diversa la strada intrapresa da altri comuni della zona, che hanno visto la conferma del piano e degli ambiti di cava: a Somma Lombardo saranno cavati 3 milione 400mila metri cubi in dieci anni dalle Cave Riunite a nord della 336. A Lonate Pozzolo 4 milioni di metri cubi dalle Cave del Ticino tra Nosate e Tornavento, con l’allargamento della cava verso la frazione sul ciglio della valle, e 4 milione 600mila metri cubi dalla cava Mara a sud-ovest di Sant’Antonino, con una ampliamento soprattutto verso la zona del depuratore. Tra le cave destinate a progressivo recupero, oltre quella di Samarate, anche un impianto a Vizzola Ticino.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 ottobre 2008
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