«Le finestre del futuro le produciamo sulle sedie a rotelle»

Un imprenditore ha deciso di “convertire” la sua azienda per lavoratori diversamente abili. Da questa rivoluzione è nato un nuovo prodotto destinato a cambiare il mercato dei serramenti

Impresa, solidarietà, efficienza, innovazione. Queste quattro parole assumono il significato di una  bella sfida quando a pronunciarle è una sola persona, a maggior ragione se è un imprenditore e soprattutto in tempi di recessione economica. Sergio Sperotto, artigiano di Somma Lombardo, non solo le ha pronunciate, ma le ha messe in pratica. La sua azienda, la Seret dimetior srl, produce finestre e lui ha deciso di farle produrre a persone diversamente abili, che si muovono sulla sedia a rotelle. Sperotto ha, infatti, ribaltato il concetto di categorie protette di lavoratori. Attualmente alla Seret lavorano quattro persone normodotate e due disabili. La prospettiva è però quella di invertire questa composizione, lasciando i «normali»  a quota  quattro e portando a quota quindici i lavoratori su sedia a rotelle, divisi in due turni.

Quando si è confrontato con la burocrazia per le necessarie autorizzazioni, Sperotto si è sentito più volte fare questa domanda: «Lei non è obbligato, perché lo fa?». Domandare è lecito, rispondere è cortesia. Così l’imprenditore di Somma Lombardo – con un’espressione più colorita di quella riportata in questo articolo –  ha sempre risposto: «Sono fatti miei, è un mio desiderio».
Non sono state tutte rose e fiori, perché Sperotto ha dovuto rivoluzionare la sua azienda, partendo da un punto di vista diverso perché «ragionare da seduti su una sedia a rotelle, non è come ragionare da in piedi». Ha adattato i macchinari per la produzione delle finestre e ripensato l’ambiente di lavoro. Insomma, ha innovato il processo produttivo e di conseguenza anche il prodotto, al punto che le sue finestre sono una vera novità del mercato destinate a cambiarlo per sempre. «Ho fatto questo ragionamento – spiega Sperotto – : se voglio far lavorare i disabili nella mia azienda, il mio prodotto deve diventare lineare. Quindi ho diviso la finestra in tre strati, dove ogni elemento è separabile singolarmente, cioè modulabile. Quindi se si deteriora o si spacca si puo’ sostituire il singolo pezzo. Inoltre, la facciata esterna si puo’ rivestire di qualsiasi materiale, anche di stoffa, diventando così un elemento di arredamento. Questa innovazione ha creato stupore nel settore, al punto che qualcuno ha detto che da qui non si tornerà più indietro ».

L’idea è piaciuta molto anche ai big del settore. L’imprenditore di Somma Lombardo, infatti, è stato chiamato dalla Biesse, multinazionale con sede a Pesaro che costruisce macchine per la lavorazione del legno, per tenere nell’ambito del «Windays» un seminario dal titolo «Il progetto di una sfida».

«È l’oggetto che deve piegarsi alle esigenze dell’uomo, non il contrario – continua Sperotto -. E se vuoi produrre bene, il fattore umano è indispensabile». Il suo non è un modo di dire. La persona è al centro della sua storia imprenditoriale, tanto che il nome dell’azienda (Seret) è composto dalle iniziali, in ordine di data di nascita, dei componenti della sua famiglia.
Nell’atteggiamento di questo imprenditore ci sono, dunque,  tutte le caratteristiche tipiche di chi fa impresa, prima fra tutte la propensione al rischio e una sana “caparbietà visionaria”. Nel suo caso, però, c’è anche qualche cosa in più che ha poco a che fare con i bilanci e i budegt. Questa variabile molto indipendente si chiama fede e la sua ricaduta diretta nella quotidianità si chiama Provvidenza.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 ottobre 2008
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