Le partite iva rischiano la pelle nei cantieri edili

Un'indagine di Camera di Commercio, realizzata dall'Università dell'insubria, ha fotografato il mercato dell'edilizia e degli infortuni sul lavoro

Crescono gli imprenditori in edilizia ma nessuno, finalmente, pensa più che sia aumentata in quel settore la  voglia di imprenditoria. Ad aiutare questa evidenza ci ha pensato oggi 10 ottobre 2008 un indagine, commissionata da Camera di Commercio e realizzata dall’Università dell’insubria, dai docenti Giovanna Gavana, Francesco Sacco ed Enrica Pavione, che fotografa sia il mercato del settore che la relazione tra il settore stesso e gli infortuni: squadernando anomalie e contraddizioni di una crescita in controtendenza al resto del mondo imprenditoriale.

«L’edilizia varesina è in continua crescita: nel solo 2006 il settore è cresciuto circa del 9%, in controtendenza al resto di Lombardia, dove la media era meno 2,3 per cento – spiega in particolare il professoressa Giovanna Gavana – Più precisamente, nella provincia di Varese le imprese che operano nelle varie branche del settore Edile sono cresciute dell’8,91% nel periodo 2004-2006, soprattutto grazie ad una forte crescita delle imprese individuali (+8,23%) e di persone (+1,59%).  E, in effetti il settore è in grande maggioranza costituito da imprese individuali, che sono il 70%:  Imprese quasi tutte sbocciate meno di 5 anni fa e costituite da imprenditori giovani, dai 25 ai 34 anni, e molto poco specializzate: la maggior parte di queste rientra infatti nella categoria “lavori generali costruzioni edifici” una delle più generiche».

Imprese generiche, di giovani, sempre più di stranieri (in crescita negli ultimi anni del 25%), difficili da governare per quanto riguarda la formazione e perciò la prevenzione degli infortuni. «In Italia oltre il 60% degli infortuni complessivi accade nel Nord – Ha spiegato Francesco Sacco, ricercatore di Economia Aziendale ed estensore con la Gavana della ricerca – Nella provincia di Varese gli infortuni nel settore edile sono abbastanza concentrati (il 45% nei primi 10 comuni, il 35% nei soli comuni di Varese Busto Gallarate e Castellanza), soprattutto quelli riguardanti gli 88 stranieri (49% nei primi 10 comuni). E dall’analisi delle sedi degli infortuni, il cranio e la colonna cervicale sono le sedi più frequenti» segno, purtroppo di una maggiore concentrazione nelle parti del corpo che dovrebbero essere più "protette per legge" da caschetti e norme di sicurezza per scale e ponteggi.

«Inoltre, appare preoccupante che il 40% di questi avvenga tra persone che lavorano in ditte individuali, come anche il trend crescente di quelli riguardanti addetti stranieri, in controtendenza rispetto a quelli riguardanti addetti italiani». Segno questo che l’aumento delle ditte individuali e dei lavoratori stranieri ha aumentato l’indice di rischio di queste due categorie di lavoratori.

«Ciò che davvero stenta a crescere è la cultura della sicurezza – ha sottolineato Marco Sartori, presidente nazionale Inail – . Una cultura che non può essere instillata in poche settimane, di questo dobbiamo renderci conto. Per ottenere risultati veri ci vogliono due generazioni».

Un problema che il presidente Anci Ghiringhelli conferma: «Possiamo adempiere a qualunque prescrizione, ma il primo vero tutore del lavoratore è il lavoratore stesso. È lui innanzitutto che deve diventare consapevole dei pericoli che corre. Perchè due cose noi costruttori abbiamo imparato in questi anni: primo, che il cantiere è pericoloso. E secondo che il 40% dei lavoratori è extracomunitario, perciò fatica a leggere i cartelli. Non per niente ci siamo adattati a realizzare cartelli a fumetti»

Ma non è certamente l’unico. Perchè è proprio la struttura delle imprese a favorire la scarsa formazione e la frammentazione dei controlli, cosa che crea sacche di irregolarità e di pericolo «La situazione odierna rende più difficili controllo e verifica – sottolinea Simona Ghiraldi, rappresentante dei sindacati della categoria edile – I lavoratori autonomi non rispondono a nessuno. La grande impresa e il grande cantiere sono sotto controllo di tutti, ma non eliminano la questione dei subappalti: che a volte hanno a che vedere con la specializzazione dei lavori, ma molto più spesso si tratta di lavorazioni di bassa qualità affidate con pochi scrupoli e per risparmiare a microimprese. E in questi casi i lavoratori non scelgono di non essere più dipendente perchè hanno deciso di fare l’imprenditore, ma perchè le imprese hanno chiesto loro di aprire la partita Iva, per renderli più flessibili ed economici».

Ecco, finalmente, quello che tutti pensano e nessuno dice mai. E che la ricerca di oggi ha stanato a suon di numeri. Qualcosa che si tendeva a non dire perchè di solito affrontata in consessi “regolari” dove chi parlava stava perfettamente – e spesso con fatica – all’interno di regole sempre più stringenti e farraginose (come mirabilmente sinteticzza l’intervento lampoo dell’ingegner Nicora, segretario dell’ordine degli ingegneri di Varese: “e che noi abbiamo troppa carta. E avremmo bisogno di formazione) ma che è altro rispetto a quella parte fuori controllo del settore, che è poi la parte più preoccupante soprattutto in termini di sicurezza.

Il mondo dell’edilizia non è fatto solo di grandi imprese e caschetti dati a recalcitranti operai: ma anche di un rigonfiamento di "imprese individuali" che altro non sono che dipendenti a cui non si deve alcun obbligo. UNa situazione che si mantiene nella selva di subappalti che il settore continua a produrre. «Quella di appalti e subappalti è un problema molto grosso, specie per chi è poi incaricato di verificare i cantieri – spiega Luigi Nappa, responsabile del servizio ispezione della Direzione provinciale del Lavoro – viene preso l’appalto con ditte strutturate, che poi appaltano i vari pezzi del lavoro. E in questa filiera infinita succede di tutto: fino ad arrivare al fatto che l’appaltante iniziale non sa nemmeno chi c’è nel cantiere. Ci troviamo di fronte a una giungla, questa è una cosa che va detta chiaramente, da cui non escono nemmeno le grandi ditte o i grandi cantieri, che sono sottoposti a mille controlli».

Il risultato? Infortuni denunciati in diminuzione (segno che la 626, nella parte regolare del settore, lavora molto bene) ma aumento degli incidenti mortali (gli unici denunciati nella totalità dei casi?).
E 181 segnalazioni penali effattuati dagli ispettori Asl l’anno scorso, secondo la conta del responsabile dei controlli Crescenzo Tiso che ha l’ingrato conto di sciorinare il numero degli infortuni e dei morti, mostrando alla platea le fotografie choc (a sinistra, la foto del caschetto di un lavoratore morto per infortunio sul lavoro, documentata da uno dei suoi ispettori) dei luoghi – e delle cause – dove sono avvenuti in provincia gli infortuni più gravi.

Da questo utile convegno sono così partite le prime proposte per affrontare l’argomento: dall’Inail l’ispettore unico, dai sindacati un tavolo permanente.  La soluzione è ben lungi dall’essere in vista, ma almeno, ora, si è detto ad alta voce qual è il problema.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 ottobre 2008
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