Le ragioni di chi protesta

Ecco i punti contestati della riforma Gelmini e della legge 133/2008

Sono numerosi e controversi i punti della riforma Gelmini e della legge 133 che hanno spinto studenti, genitori e insegnanti di tutta Italia a scendere nelle piazze e a protestare. Ecco in breve quali sono le loro principali motivazioni:

Maestro unico: Questo uno dei punti più discussi della riforma. Il testo del decreto n.137 che si appresta ad essere convertito in legge, nell’art.4 comma 1, prevede che "le istituzioni scolastiche della scuola primaria verranno costituite in classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali". Chi protesta ritiene controproducente dal punto di vista pedagogico reintrodurre la figura del maestro unico, soprattutto vista la specializzazione ormai acquisita dagli insegnanti nelle diverse materie che insegnano adesso. Ne deriverebbe un peggioramento della qualità della didattica.

Tempo pieno: nel testo del decreto n.137 all’art.4 comma 1 e 2 è scritto che "si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola." i docenti della scuola elementare impegnati oltre le 24 ore settimanali di base verranno dunque retribuiti attraverso un fondo istituito presso la scuola ma finanziato dal Ministero. Chi protesta ritiene che i tagli andranno ad agire soprattutto su questo punto visto che i fondi destinati alle scuole non basteranno per garantire il tempo pieno. Un altro timore è che questo venga esternalizzato a cooperative private, che provvederanno ad occuparsi dei bambini nel pomeriggio. Con conseguente perdita dell’unitarietà del progetto didattico e della sua qualità.

Perché le elementari?: il fronte del no alla riforma si è chiesto anche perché si sia pensato di intervenire nella scuola elementare pur sapendo che l’OCSE ha certificato che il problema non è nelle elementari, ma insorge più tardi, tra le medie e l’università. E che il nostro modello di scuole elementari è tra i migliori al mondo.

Questo è quanto riguarda la riforma del Ministro Gelmini. Sotto il fuoco delle polemiche sono però anche i provvedimenti contenuti nel decreto legge n.112 convertito in legge il 6 agosto: la legge 133/2008 "recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica".

Tagli alle università: la legge 133 all’art.66 comma 13 dice che "verranno effettuati tagli al fondo per il finanziamento ordinario delle università previsti in 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, di 190 milioni di euro per l’anno 2010, di 316 milioni di euro per l’anno 2011, di 417 milioni di euro per l’anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013". Il fondo per il finanziamento ordinario è quel fondo che sostanzialmente serve alle università per pagare gli stipendi e le spese correnti per il funzionamento degli atenei. Chi protesta sostiene che con questi tagli sarà impossibile per gli atenei garantire i loro bilanci. Il Rettore Decleva dell’università Statale di Milano ha dichiarato che nel 2010 la situazione finanziaria degli atenei diventerà insostenibile. Con i tagli al fondo chi protesta denuncia anche che verrà tagliata la ricerca.

Blocco delle assunzioni – Un’altra critica alla legge viene mossa alla riduzione del turn over che prevede un blocco delle assunzioni al 20% ( un posto di lavoro ogni 5 persone che vanno in pensione). Il fronte del no dice che nei prossimi anni andrà in pensione gran parte del corpo docente, la riduzione del turn over porterebbe secondo loro a un deficit pesante dei docenti e di conseguenza della qualità dell’insegnamento. Oltre alla mancata stabilizzazione di migliaia di ricercatori oggi assunti con contratti precari.

Da atenei a fondazioni private: Infine è la possibilità di trasformare gli atenei in fondazioni private a destare preoccupazioni. Il fronte della protesta crede che dietro questo provvedimento ci sia un disegno volto a creare università di serie A, con tasse scolastiche molto elevate, e università di serie B, di minor qualità e destinate a tutti coloro che non riescono a pagare le rette più alte.

Tagli e riforma: a prescindere dai fattori precedenti chi protesta si chiede come si sia potuto procedere ad effettuare dei tagli così imponenti, giustificandoli con la lotta agli sprechi, senza aver provveduto a stilare una riforma che indicasse in quali modi si sarebbe effettivamente intervenuto. Tagliando i finanziamenti al fondo di finanziamento ordinario i tagli appaiono indiscriminati, non volti a colpire gli sprechi come si vuole far credere.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 ottobre 2008
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