Legambiente chiede a comuni, provincie e regione di confermare gli impegni sul clima

Gli ambientalisti: "La Lombardia ha solo da guadagnare agganciando l'innovazione che fa scuola in Germania, Spagna, Francia e Gran Bretagna"

Il voltafaccia del governo italiano nella lotta ai cambiamenti climatici non deve far fare marcia indietro agli impegni già presi, dal basso, da Comuni, Provincie e Regioni. Anzi, questo è il momento di ricordare con forza che gli obiettivi europei del piano 20-20-20 non solo sono possibili, ma sono necessari: descrivono un futuro desiderabile per la nostra vita, per le nostre città, per i nostri territori. 

«In questi anni e in diverse occasioni – affermano Andrea Poggio, vicedirettore generale di Legambiente, e Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – sia il sindaco di Milano che i presidenti di Provincia e Regione hanno avuto modo di schierarsi a favore di uno sviluppo sostenibile, coerente con gli obiettivi europei del piano 20-20-20. E’ il momento di confermare questo impegno di fronte alle rinunce e ai tentennamenti del governo: seguiamo l’esempio delle grandi economie europee».

Secondo Legambiente, che ha condotto un’analisi dettagliata su consumi energetici e produzione di CO2 in Lombardia, la strada per raggiungere gli obiettivi della direttiva è segnata. I consumi elettrici pro capite regionali (cresciuti del 23% tra il 1996 e il 2006) sono tra i più alti d’Italia, così come il consumo di energia primaria pro capite è superiore del 17% rispetto alla media nazionale. E’ prioritario, quindi, effettuare interventi di efficienza energetica negli edifici pubblici e negli usi domestici, a cominciare dall’introduzione di sistemi efficienti per l’illuminazione.

La produzione di energia elettrica nel 2006 per l’83% è derivata da produzione termoelettrica: un dato che da solo fa capire quanto sia indietro la diffusione delle fonti rinnovabili nella Regione. «Le amministrazioni diano l’esempio e comincino a installare pannelli solari termici e fotovoltaici sui tetti degli edifici pubblici – dichiara Andrea Poggio, vicedirettore generale di Legambiente – Con investimenti di poche migliaia di euro è possibile abbattere le emissioni di CO2 e rendere più leggera la bolletta di elettricità e gas, rientrando degli investimenti effettuati nel giro di pochi anni». Legambiente sottolinea, inoltre, l’enorme potenziale di risparmio energetico nel settore industriale che, accanto a quello residenziale assorbe la quota maggiore di energia elettrica, ed inoltre i grandi vantaggi per l’intero sistema economico regionale che deriverebbero da un organico programma di investimento su rinnovabili ed efficienza, e che spiegano perchè sia meglio per noi seguire l’esempio della Germania invece che accodarci a Polonia e Romania. «L’aumento d’efficienza dei motori elettrici nelle PMI permetterebbe di risparmiare quantità enormi di energia – dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia –. Per questo chiediamo alla Regione di introdurre incentivi per la trasformazione tecnologica delle imprese. Per non parlare dell’interesse del nostro settore agrozootecnico all’attivazione di una filiera agroenergetica da liquami, considerato che in Lombardia risiede una delle più grandi concentrazioni di allevamenti d’Europa, con enormi oneri legati proprio alla gestione delle deiezioni».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 ottobre 2008
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