“Mia madre divenne sarta, poi arrivò Gianni e creò Versace”

Santo, il fratello del grande stilista ha tenuto una lezione all'Insubria. Tanti aneddoti e il racconto di come furono poste le basi per la nascita di uno dei più grandi nomi della moda

La moda veste l’anima, parola di Santo Versace. Per parlare con gli studenti dell’università dell’Insubria ha scelto un tailleur nero e una maglia blu. Una linea semplice che però semplice lo è solo all’apparenza: il disegno perfetto, la qualità della stoffa, la scelta attenta dei colori denotano un’eleganza forte e ricercata. Proprio come è stata la sua lezione. L’imprenditore ha parlato a braccio, senza soffermarsi sul successo della propria impresa ma rispondendo alle domande degli studenti, con le parole degli studenti, cercando un significato alto, di chi il mestiere lo conosce bene. Ne sono usciti consigli "umani" più che manageriali, di vita più che di economia. E gli studenti – più di trecento nell’aula magna di via Dunant – hanno apprezzanto e, una volta rotto il ghiaccio, hanno scatenato le domande.

Dai segreti del Made in Italy alla meritocrazia, dall’etica alla politica. Una lezione a 360 gradi con alcuni punti solidi: «Studiate, è importante – ha detto – ma ci sono tre cose che consiglio a tutti: imparare il lavoro manuale, dedicarsi a uno sport di squadra e viaggare nei luoghi della sofferenza. Questo è il primo passo della formazione, poi i libri. Questo permette di diventare, come il cemento armato. E nella vita è importante».

Colpisce molto la sua personalità: il modo diretto di rispondere agli studenti, guardandoli negli occhi uno per uno, e poi l’affetto misto a un senso di protezione che si sente ancora vivo nei confronti del fratello scomparso Gianni, "il genio" come lo definisce Santo. 
 
«Gianni – racconta – era un creativo. E all’inizio i creativi sono molto fragili poi diventano sicuri di sè. Io gli dicevo quello che diceva mio padre: "non esistono problemi, esistono soluzioni. E la maggior parte di queste si traduce in una parola: lavorare". Mia madre poi mi ha sempre spinto a stargli vicino. È stata lei a spingermi a lavorare al suo fianco. Per questo dico studiare è importante ed è importante anche fare quello per cui si è portati ma bisogna essere onesti con se stessi e osservare le possibilità, capire se il percorso che si sta seguendo potrà servire e come».

Un po’ come fece sua madre: «Lei voleva laurearsi e fare il medico ma finì i primi studi negli anni trenta e la mentalità allora era ben diversa da oggi. Mio nonno, Giovanni Versace, le disse: "lavorare in mezzo agli uomini è disonorevole" e la convinse a scegliere altro. Mia madre decise di fare la sarta. Non lo potevano sapere ma quella scelta fu decisiva perchè poi arrivò Gianni con la sua straordinaria creatività. E nacque Versace».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 ottobre 2008
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