Mobbing, quando il lavoro diventa un incubo

Docenti ed esperti si sono confrontati sugli effetti e la prevenzione dei coportamenti che "superano il limite" presentando anche l'identikit del mobber

Ansia e insicurezza ma anche disturbi alla salute e vere e proprie malattie. Sono gli effetti che lo stress, accumulato da chi subisce mobbing sul luogo di lavoro, può provocare. Effetti che, se riconosciuti in tempo, possono essere prevenuti. Cercando di capire, ad esempio, quando il comportamento di un superiore o di un collega "supera il limite" e può essere definito tale. Di mobbing, dei suoi effetti, delle conseguenze sul piano giuridico e di tutela dei lavoratori si è discusso questa mattina all’Università degli Studi dell’Insubria. «Sul luogo di lavoro esiste una sorta di conflitto "sano" legato ad esempio alla competitività o a questioni legate al lavoro quotidiano – ha spiegato Marco Bellani, docente dell’Insubria di Varese – ma quando questo conflitto si sposta sul piano personale, dimenticando così la questione concreta e lavoratoriva, gli effetti possono essere ben diversi».
Il concetto di mobbing comprende comportamenti diversi che vanno dalle umiliazioni alle violenze psicologiche dall’affidamento di mansioni inferiori rispetto a quelle per le quali si è stati assunti all’emarginazione.

«I fenomeni di mobbing sono, per loro natura, denunciabili solo dalle vittime – ha aggiunto Roberto Vaccani, docente della Sda Bocconi – e risutano frequentemente caratterizzati da un metabolismo percettivo lungo nel tempo.
Prima che lo stillicidio di quotidiane azioni mobbizzanti, frantumate, in bilico tra la casualità e l’intenzionalità, venga percepito dagli individui mobbizzati come frutto di un progetto perverso necessita tempo. Ulteriore tempo trascorre finchè la rete di episodi, e di relazioni sociali venga percepita schiavizzante, interiorizzata come un problema non risolvibile e, come tale, generatore di ansia indifferenziata. Altro tempo può passare infine prima che la persona mobbizzata prenda consapevolezza del fatto che le diverse sintomatologie psicosomatiche e patologiche che la affliggono sono riconducibili alle prassi mobbizzanti».

Il processo che caratterizza il mobbing è dunque spesso sotterraneo ma non per questo da sottovalutare. Per individuare le azioni di prevenzione entrano in campo competenze professionali diverse: «Poche patologie sociali – ha aggiunto Vaccani – al pari del mobbing coinvolgono più competenze professionali. Esperti organizzativi, sociologi, psicologi, giuslavuristi, medici di medicina del lavoro, di medicina generale, psicosomatisti, psicanalisti».

Se è difficile, per una vittima, rendersi conto di essere sottoposta a un processo di mobbing, lo è anche individuare quali soggetti sono predisposti a comportarsi da "mobber". Chi sono i mobber? I casi analizzati finora hanno permesso agli studiosi di elaborare anche una sorta di "identikit": «Un caso – ha chiarito Bellani – è  la "personalità paranoide": colui che tende a diffidare degli altri e a dubitare della loro lealtà e affidabilità. La reazione a questo si trasforma in atteggiamenti umilianti nei confronti degli altri, spesso anche minacciosi. C’è poi la "personalità narcisista" che caratterizza chi ha un atteggiamento arrogante e presuntuoso collegato alle proprie fantasie di successo e di fascino. Infine la "personalità evitante", chi si sente inadeguato, teme la relazione con gli altri, il confronto le critiche».

Tra i relatori sono intervenuti anche Gabriella Sberviglieri, consigliera di parità a Varese, Marco Novella e Grazia Mannozzi, docenti dell’Università dell’Insubria e Mirella Caffaratti, avvocato e consigliera di fiducia.

Link utili per approfondire la conoscenza del mobbing

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 ottobre 2008
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