Modella ucraina espulsa dopo il divorzio

Aveva un marito italiano ma nella causa ha dichiarato di non averci mai convissuto. I documenti finiscono in questura e addio permesso

Bella, anzi bellissima, 25 anni, impiegata a tempo indeterminato a Varese, con un secondo lavoro di modella. La ruota della fortuna sembrava aver girato dalla parte giusta per una ragazza ucraina, ma il divorzio dall’ex marito italiano ha rovinato tutto. E’ stata convocata in questura, e le è stato negato il rinnovo del permesso. Perché in un documento sottoscritto davanti all’avvocato divorzista, insieme al marito, entrambi hanno asserito di non aver mai vissuto in Italia sotto lo stesso tetto e di non aver nemmeno consumato le nozze. Un particolare non da poco, perchè senza convivenza non sussistono i motivi familiari che legge richiede a uno straniero che sposa un italiano e che vuole avere un permesso di soggiorno. Così adesso la donna se ne dove tornare in patria, dopo tre anni passati in Italia e con una figlia di sette anni a carico nel nostro paese.

E’ una storia come tante, con un matrimonio strano dietro, e la fregatura finale. I due coniugi, infatti, si erano sposati in Ucraina. Dopo poco tempo erano venuti in Italia, a Cantello, ma subito era apparso chiaro che il connubio non funzionava. Qualche mese fa, la coppia ha divorziato, al tribunale di Varese e il giudice, su richiesta congiunta dei due, ha persino applicato il diritto di famiglia ucraino (3 anni senza passare dalla separazione, e grazie al fatto che l’unica esperienza come coppia è maturata in quel paese).
I documenti della causa, però, sono finiti in questura e quando la donna ha richiesto il rinnovo del permesso, è venuta fuori la situazione. L’avvocato varesino che la difende ha presentato un’istanza, ma la Questura ha spiegato per iscritto che, dalle pratiche del divorzio, risultava chiaramente che i due non avevano convissuto (come risultava anche da un’ispezione della polizia locale di Cantello) e nemmeno avevano consumato (come desunto dalle loro dichiarazioni di divorzio). Il legale sosterrà probabilmente che la convivenza c’è stata e che la donna firmò un documento senza sapere cosa fosse, per evitarle l’espulsione. Ma intanto ha perso il lavoro.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 ottobre 2008
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