Mucci:«Dal Pd attacchi in stile giustizialista»

Corposo intervento del sindaco di Gallarate che risponde ai recenti interventi sul tema dell'urbanistica da parte del gruppo consiliare

Riceviamo dal sindaco di Gallarate Nicola Mucci e pubblichiamo:

Duole constatare come ormai da settimane il Pd di Gallarate non perda occasione di attaccare frontalmente l’Amministrazione Comunale. Non fa eccezione il suo ultimo comunicato, diffuso nella giornata di ieri, 14 ottobre, ed oggi pubblicato sui maggiori organi di informazione locale. Se ne ha certamente dispiacere, perchè a fronte della più volte dichiarata volontà in Consiglio Comunale  di sviluppare un dibattito certo critico ma sempre costruttivo, dobbiamo al contrario constatare quanto queste posizioni siano frutto di una precisa volontà di radicalizzare lo scontro, debordando in attacchi personali, il più delle volte basati su falsificazioni e mistificazioni della verità.

Se questa è la volontà, non ci sottrarremo nell’onorare il nostro compito di rispondere punto su punto a tali affermazioni, siano esse di diretta competenza dell’Amministrazione Comunale  o delle aziende collegate. Lo facciamo oggi, iniziando dall’ultimo documento diffuso. In merito all’inchiesta che ha coinvolto  il dirigente dell’Urbanistica,  architetto Bossi, la sua compagna e l’architetto Papa, abbiamo sempre ripetuto che spetterà alla Magistratura giudicante accertare responsabilità  e addebiti.

Abbiamo pertanto, sin dal primo giorno, adottato un atteggiamento al quale crediamo chiunque debba adeguarsi nel momento in cui le indagini sono ancora in corso,  improntato al rispetto del segreto istruttorio e alla collaborazione costante ed immediata con gli inquirenti.

Non spetta a noi, né tanto meno ad un partito politico diffondere giudizi e valutazioni o attribuire responsabilità, di qualsiasi livello esse siano, in un momento nel quale non si sono nemmeno concluse le attività investigative. Chi fa il contrario non solo interferisce gravemente nel lavoro della Magistratura  inquirente ma altresì compie una negativa strumentalizzazione, degna, forse, di forze politiche che hanno pensato di poter costruire la propria fortuna su tesi giustizialiste.

Rispettiamo la posizione degli indagati, verso i quali vale, e noi ne siamo sempre stati convinti per questo e per altri casi, un principio garantista, così come rispettiamo il preciso lavoro della Procura della Repubblica. Parlare oggi, come tenta di fare il Pd, di responsabilità politiche evidenzia un doppio e grave errore: uno di metodo, e lo abbiamo spiegato in precedenza, ed uno di merito.

Non sappiamo quali siano le informazioni in possesso dei dirigenti del Pd in merito all’inchiesta in corso. Quello che ci stupisce è che si possa arrivare ad indicare precise responsabilità politiche quando:

a) gli atti e le prove sono sottoposte a segreto istruttorio;

b) dovranno svolgersi le opportune verifiche in sede dibattimentale;

c) qualora siano ritenute attendibili, determineranno elementi di responsabilità nell’eventuale condanna.

Il Pd si infischia di tutto questo, per i suoi rappresentanti gli imputati sono già condannati e la politica è colpevole perchè non ha controllato.

Aggiungiamo che all’interno dell’attività amministrativa pubblica esistono ruoli, compiti e responsabilità,  le leggi che regolano il settore pubblico sono chiare e definiscono puntualmente funzioni e compiti di dirigenti, funzionari, collaboratori e personale politico. Pensare che a fine giornata un sindaco o un assessore si mettano a controllare se i conti degli oneri dovuti siano stati calcolati correttamente o a verificare, presentandosi in loco metro alla mano, se le altezze dei muri sono giuste, sono tesi ridicole per chi le pensa ed ignobili per chi decide di utilizzarle per una campagna politica.

Non spetta altresì alla politica ingerirsi in rapporti privatistici tra committenti, proprietari di aree e progettisti, tanto che nessuno dei suoi rappresentanti siede più per legge nella commissione edilizia. Non è altresì condivisibile il giudizio del Pd sulla politica urbanistica seguita in questi anni.

Si è dato seguito ad interventi mirati, in grande parte finalizzati al recupero di aree dismesse, risparmiando così territorio, abbattendo edifici insicuri e malsani, spesse volte risolvendo importanti problemi di inquinamento ambientale.

Si è dato seguito al necessario sviluppo residenziale e terziario, derivante dall’indotto aeroportuale, si è fermato l’incedere della grande distribuzione, si sono vincolati a verde centinaia di migliaia di metri quadrati di aree di pregio ambientale, sono state realizzate opere pubbliche strategiche e molte altre sono in via di ultimazione.

L’Amministrazione Comunale, grazie agli oneri ottenuti, ha dato seguito alla più importante attività nel campo delle opere pubbliche del dopoguerra, senza gravare ulteriormente sui cittadini con la leva fiscale.

Di tutto questo si è sempre parlato nella maggioranza ed ogni decisione è stata assunta nella piena consapevolezza dei consiglieri comunali, dopo ampi e approfonditi dibattiti. Se è vero che si sono persi quattro consiglieri comunali, come scrive il Pd, bisogna sottolineare che il distacco è avvenuto perchè la maggioranza non ha voluto cadere nella politica dei veti, delle discussioni senza esito, nella palude dettata da strategie politiche indifferenti alle esigenze dei gallaratesi e inadatte alla soluzione dei loro problemi.

Anche sul progetto Sky  City si è seguito il medesimo iter di confronto e condivisione.L’affermazione secondo la quale oggi occorre bloccare tutto per “riconsiderare la situazione” è ridicola,  a meno che dietro di essa si celino altre motivazioni .

Tutti sanno quanto necessario sia adottare questo strumento prima della scadenza della  legge 10/99, pena il ripristino delle precedenti  previsioni adottate molti anni fa, non certamente da questa maggioranza, con indici volumetrici pazzeschi e piena libertà di aprire di tutto. Insomma, un Far West, degna conclusione di quanto teorizzato agli inizi  degli anni  Novanta. Altro che terreni d’oro, come qualcuno va dicendo sperando di alzare un polverone che va proprio contro l’auspicata chiarezza, peraltro di facciata, chiesta dal Pd.

Il Pd dica chiaramente se è contro l’abbassamento drastico delle volumetrie previste dalla variante, se è contro l’applicazione del principio perequativo, se è contro la realizzazione di una enorme area riqualificata a sud, se è contro il blocco alla grande distribuzione, se è contro le importanti opere pubbliche previste. E se dunque fosse contro, che cosa propone di alternativo.

Nei due anni e mezzo di dibattito svoltosi in tutte le sedi attorno a questa variante, che per altro ha ricevuto – previo un approfondito controllo – il via libera di Regione Lombardia  e Parco del Ticino, non si è ancora capito quale fosse il programma strategico alternativo del Pd su questa area, considerando inoltre che buona parte delle osservazioni fatte alla variante dallo stesso partito sono state accolte dall’Amministrazione Comunale! Il Pd di Gallarate pare sia malato della stessa sindrome che attanaglia il medesimo partito a livello nazionale: critica tutto ciò che è frutto del lavoro altrui. Aspettiamo ancora le sue mirabolanti proposte su finanziaria, scuola, immigrazione e sicurezza,  così come attendiamo, a livello locale, quelle su urbanistica, Amsc, sviluppo e lavoro. Attendiamo con fiducia il parto della montagna, sperando che il nascituro roditore non indossi magliette acquistabili alla Coop.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 ottobre 2008
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