“Non ce l’avevo con Farioli, nemmeno lo conosco”

Così Ignazio D'Albano, la persona accusata di aver appiccato le fiamme all'auto del sindaco. "Ho bruciato la prima auto che ho trovato"

Non sarebbe stata un’azione diretta contro la persona del sindaco Farioli, ma un’incredibile coincidenza quella che ha portato ad appiccare un incendio doloso alla sua auto. Questa, almeno, la tesi che Ignazio D’Albano, l’uomo arrestato giovedì dalla Polizia, ha presentato oggi nell’interrogatorio di garanzia di fronte al gip Maria Greca Zoncu. Il legale dell’uomo, avvocato Edoardo Polerà, ha avuto modo per la prima volta stamattina di incontrarlo dopo l’arresto precisando, ovviamente dal punto di vista della difesa, i contorni della vicenda e la versione che ne dà l’assistito.

Il D’Albano avrebbe agito in un momento di cieca rabbia e disperazione, al punto da essere pronto a dar fuoco al proprio locale, a farla finita, a qualsiasi cosa. Era oppresso dai debiti fatti per entrare in possesso del Lory’s Bar – già in passato era stato esercente, con regolare licenza nonostante i precedenti penali, e voleva estendere l’attività a quella di pizzeria d’asporto ma dopo un inizio promettente le cose si erano messe male. La sua frustrazione, racconta l’avvocato Polerà, sarebbe esplosa vedendo in piazza gran parte di Sacconago per salutare il nuovo parroco senza che questo gli portasse alcun vantaggio in termini di clientela, cosa su cui contava per raggranellare un minimo di incassi. Così, in preda ad un raptus D’Albano ha dato fuoco, sostiene, alla prima auto che aveva a portata di mano: guardacaso la BMW del sindaco, posteggiata esattamente davanti all’ingresso del locale. "È stata una pazzia, non me lo so spiegare" avrebbe detto al giudice. Il D’Albano,
aggiunge l’avvocato, ha sostenuto di non sapere che l’auto era del sindaco, e di non conoscere quest’ultimo, meno mai di avere poi personali motivi di rancore nei suoi confronti. Se fosse stata l’auto di chiunque altro, il risultato sarebbe stato lo stesso: questa la tesi.

D’Albano, invece di avvalersi della facoltà di non rispondere ha dunque optato per ammettere la responsabilità del gesto, del resto indubbia. La telecamera di sicurezza non ne avrebbe inquadrato il viso, ma tutti gli elementi erano chiaramente contro di lui. Anche alla luce dell’interrogatorio, l’avvocato Polerà ha chiesto un’attenuazione della misura cautelare, come la concessione degli arresti domiciliari. Contrario alla scarcerazione il pm Gaglio. Il gip Zoncu si è quindi riservata la decisione, che potrebbe giungere già domani. Per quanto attiene all’avvocato Polerà, tiene a far pervenire al sindaco Farioli, vittima indiretta del reato, i sensi della sua personale stima e solidarietà.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 ottobre 2008
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