Nuovo stadio, il PD: “Non serve alla città”

L'opinione dei consiglieri del Partito Democratico, che si chiedono: "I soldi da dove vengono? Chi li mette?"

Il PD risponde alla sfida del nuovo stadio lanciata in questi giorni interrogandosi pubblicamente su tutta una serie di aspetti non secondari della vicenda, che sperabilmente saranno esposti nelle settimane a venire ma denunciano, nelle parole degli esponenti democratici, una serie di storture tipiche dell’amministrazione cittadina. Ad incontrare la stampa locale sono stati il segretario  Erica D’Adda (foto), il capogruppo in consiglio comunale Valerio Mariani, i membri del direttivo Gianni Mazza e Salvatore Vita.

«La città sta continuando a digerire una serie di cose che prima o poi verranno al pettine, è bene dire dove stanno i bubboni. Questa è l’amministrazione più galleggiante degli ultimi vent’anni, va avanti a proclami» denuncia D’Adda. Ovviamente il nuovo stadio l’argomento principe. «Sia chiaro che siamo tutti col cuore per la Pro Patria e le auguriamo grandi successi, ma il proclama del nuovo stadio dopo sei partite vinte dà un po’ fastidio. Siamo abituati purtroppo a questa modalità di fare politica: si veda l’ospedale unico con Gallarate, cui è seguito fin qui il nulla». Comunque in questo caso, per lo stadio «non si tratta solo di quattro chiacchiere tra amici come cercano di farci credere, c’è qualcosa di più concreto rispetto a quanto ci si comunica ufficialmente». Non si spiegherebbe altrimenti il fermento di questi giorni. «L’amministrazione non può mettere un soldo, ce li metteranno i privati. Bene. C’è poi il problema del terreno e dell’annessa convenzione, se ne parla come si possa fare senza problema, ma abbiamo dei dubbi, come su ubicazione, viabilità eccetera, gli stessi dubbi che hanno anche alcuni della maggioranza».

Solidità” è però la parola più gettonata: questo il Santo Graal che si va cercando prima di mandar giù un’idea così impegnativa. «Ha solidità il progetto dello stadio o siamo al classico fuoco di paglia? A Busto ne abbiamo viste di incompiute o malcompiute, fra Cinque Ponti, stadio di atletica, e così via. Non è che chi è venuto da fuori» citano gli esponenti del PD in un empito di bustocchità «potrebbe lasciarci un domani con qualche bega in eredità? Non è che si può venire qui così e dire: facciamo uno stadio nuovo». «Vero» soggiunge Vita: «qui chi è del posto e vuole ristrutturare il centro storico mettendoci di suo (il riferimento è alla vicenda “condizionata” dall’autosilo di piazza Vittorio Emanuele II ndr) non viene lasciato lavorare per anni, poi chi arriva all’improvviso da fuori trova le porte aperte».

La paura è di ritrovarsi con una cattedrale nel deserto, e si cercano rassicurazioni e risposte che spetterà a Zoppo fornire, nella pubblica presentazione che ha promesso, al maggior partito d’opposizione come a tutta la città che pure segue con interesse questa partita. «Se la Pro Patria non dovesse poi rimanere in serie B una volta arrivataci? A stadio fatto avremmo compromesso il territorio e ci troveremmo uno stadio sovradimensionato a far niente». Ma soprattutto, chi c’è dietro, quali persone e capitali? si chiede il PD. «Con quale pensiero di fondo, quali soldi e ipotesi si vede uno stadio “l’anno prossimo” come dice il sindaco?» interroga Vita. «Chi detiene sostanzialmente la società, qual’è la solidità della possibile operazione stadio – parliamo di decine di milioni di euro. Chi glieli dà i soldi?» insistono in coro gli esponenti democratici. «La CZG consulting (società dei cugini Zoppo) ci risulta avere 10.000 euro di capitale sociale, così a Gazzetta dello Sport che non è stata smentita fin qui». «E poi: questa nuova struttura serve alla città? Credo di no» taglia la testa al toro D’Adda. «Tempo di circenses? La gente non è sciocca, capirà che i problemi siano così seri che non basterà lo stadio a risolverglieli. Qui o si vogliono far dimenticare i problemi reali, o la propria incapacità a governare la città».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 ottobre 2008
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