Pestaggio a scuola, “Un brutto episodio: le famiglie ci aiutino”

Quindici giorni di sospensione per J.: martedì aveva picchiato a sangue un compagno più grande dopo un diverbio. La preside dell'IPC Verri: "Da noi non c'è razzismo, e sul bullismo teniamo alta la guardia"

Sospeso per quindici giorni. Questa la punizione che il consiglio di classe ha inflitto a J., il sedicenne studente dell’IPC Verri di Busto Arsizio di origini tunisine, ma da molti anni residente in città con la famiglia, che martedì ha rotto il naso ad un compagno più grande a suon di pugni. Un’esplosione di rabbia improvvisa nata da un diverbio in apparenza banale: lui si era seduto sul motorino di quella che sarebbe diventata la vittima della sua aggressione. Quando il ragazzo più grande, con i compagni di quarta, lo ha…"invitato" a spostarsi (con modi che non devono essere stati cortesi), J. ha perso la testa e ha colpito con grande violenza chi lo aveva provocato. Sarà denunciato al tribunale per Minori per lesioni, l’altro ne avrà per almeno due settimane.

Questa la ricostruzione della dirigente scolastica dell’istituto, professoressa Eugenia Bolis, che ci tiene a precisare come il protagonista dell’episodio non sia uno "con precedenti", o  che già causava problemi: «un ragazzino normalissimo» anzi, che fin qui non avrebbe dato segno di inclinazione alla violenza. Ripetente dopo una precedente annata in un’altro istituto bustese, era stato ammesso all’IPC Verri in modo da completare l’obbligo scolastico e ottenere una prima qualificato. Suo fratello maggiore si era già diplomato, sempre all’IPC Verri. La punizione inflitta a J. spiega la preside, è al momento non ancora esecutiva in attesa che i genitori possano (eventualmente) ricorrere contro la decisione del consiglio d’istituto – al garantismo non si scappa neanche a scuola.

L’istituto è a larga prevalenza femminile tanto fra le studentesse quanto fra le insegnanti; dove c’è più parità è nella numerosa presenza di studenti di origini straniere, circa un centinaio sui 1176 complessivi dell’istituto. «Nel mio istituto non c’è razzismo, sono abituati alla convivenza» dichiara la professoressa Bolis, tagliando la testa al toro, «non dico che non vi siano discussioni, ma al peggio è capitato che si prendessero a male parole due giovani albanesi, perchè uno era ghego, del Nord, l’altro tosco, del Sud» (tra i due gruppi c’è storicamente della ruggine, ndr). In particolare, ai giovanissim stranieri piace molto, riferisce la preside, l’indirizzo aziendale, che rappresenta un po’ una promozione sociale attraverso la scuola: molti sono figli di badanti.

«Il ragazzo non ha saputo sopportare una lieve umiliazione, è apparso subito un fatto grave quel che è successo e abbiamo convocato il consiglio di classe per affrontare la questione. Un episodio brutto, indubbiamente, ma un episodio» sospira la dirigente, che di certo non desiderava questo tipo di pubblicità per il suo istituto. «I nostri ragazzi in genere sanno metabolizzare le frustrazioni e gestire le loro relaizoni senza ricorrere alla violenza», in questo caso non è andata così. «Gli insegnanti sono molto attenti, perchè anche senza arrivare alla violenza fisica esiste un bullismo strisciante fra i giovani, quello per cui si emargina ad esempio una ragazza perchè non ha i vestiti firmati o il cellulare dello stesso modello. Lavoriamo da tempo con le famiglie, nella speranza che ci capiscano e aiutino, e non si limitino a difendere sempre e comunque i figli. Da questo puto di vista, anzi, i genitori più rigorosi e che rispettano di più le nostre decisioni sono proprio quelli degli studenti di origine straniera».

L’impegno prosegue: «Da domani sera iniziano degli incontri con i genitori dei ragazzi, che proseguiranno in vari appuntamenti fino a dicembre, per imparare a conoscere le problematiche dell’adolescenza. In più abbiamo i corsi serali per chi aveva abbandonato gli studi, e manteniamo ben sei classi distinte in carcere per i detenuti». Insomma un istituto molto attivo e una dirigente che spera di non vedere più episodi violenti, ma isolati, in un contesto che non ha nulla di diverso dalle altre scuole cittadine.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 ottobre 2008
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