Piccoli crediti, grandi progetti: sulle orme del “banchiere dei poveri”

Dalla figura di Muhammad Yunus alla crisi finanziaria. In un incontro delle Acli il volto responsabile dell'economia

È iniziata con un prestito di poco più di venti dollari la straordinaria avventura del "banchiere dei poveri" Muhammad Yunus. 27 dollari per la precisione affidati ad un gruppo di donne bengalesi per sostenere l’attività di una piccola manifattura. Ed è proprio dall’origine che si è partiti ieri, alle Acli di Varese, per discutere di microcredito e finanza etica e responsabile. Una discussione che oggi, nell’era della crisi che fa tremare anche i colossi finanziari, diventa sempre più attuale.

Il carisma di Yunus – «Chi l’ha visto avrà il ricordo del suo straordinario carisma – ha detto Sabina Siniscalchi, direttrice della Fondazione culturale di Banca Etica, nell’incontro moderato dal giornalista Andrea Giacometti -. La grandezza di questo premio Nobel (Yunus è stato Premio Nobel per la pace nel 2006, ndr) si deve anche al suo costante impegno contro la povertà. In questi giorni ha partecipato al World Business Forum a Milano e ha trattato i temi dell’emergenza ambientale, del cibo, delle sofferenze del pianeta. Grazie alla sua attività 50 milioni di persone sono uscite dalla povertà».

La rete della responsabilità – «Il microcredito risponde a un diritto dell’uomo, quello a ricevere un prestito, il diritto al credito – ha spiegato Don Luca Violoni, sacerdote e docente con un occhio attento all’economia e soprattutto a quella “etica” -. Questo strumento fa leva sul senso di responsabilità e attiva una relazione tra chi dà e chi riceve il prestito. Una relazione che evidentemente funziona dato che le “sofferenze”, vale a dire i crediti non restituiti, nel caso di questi piccoli prestiti sono veramente molto basse».

Dalla teoria alla praticaLuca Piazzi, responsabile di Ipsia (Istituto pace sviluppo e innovazione di Acli) ha raccontato la sua esperienza di volontariato in Kenya. «Abbiamo organizzato dei gruppi di risparmio, vale a dire il passo prima del microcredito – ha raccontato -. E anche noi abbiamo sostenuto un gruppo di donne, cercando di creare una rete di finanziamento per l’imprenditoria femminile. Il primo passo è stato quello di raccogliere il risparmio di questa comunità che poi potrà essere trasformato in credito, ma non è automatico questo passaggio. Con l’esperienza abbiamo appreso che il microcredito si traduce in modo diverso da un luogo all’altro del mondo».

La banca trasparente – La parte tecnica della finanza etica è stata illustrata da Alessandro Di Gregorio, coordinatore della circoscrizione varesina di Banca Popolare Etica: «Ciò che ci rende diversi dagli altri istituti è la trasparenza. I nostri procedimenti per valutare un progetto da finanziare partono dalle stesse condizioni delle altre banche e prendono in considerazione inoltre anche la valutazione sociale e l’etica dell’iniziativa che ci viene sottoposta».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 31 ottobre 2008
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