“Più laboratori di italiano, non classi separate”

Giovanni Resteghini, responsabile dell'intercultura per l'Ufficio scolastico: "C'è anche un problema di orientamento per i ragazzi delle medie"

«Spesso le mozioni, seppur autorevoli, non vengono pubblicate». È questo quello che crede, e spera, Giovanni Resteghini in riferimento alla mozione della Lega Nord sulle classi ponte approvata ieri dalla Camera. Resteghini è il responsabile del progetto Paiss (Progetto accoglienza e integrazione stranieri nelle scuole) e da poco più di un mese è stato nominato referente per l’interculturalità dell’Ufficio Scolastico provinciale. «La mozione non ha valore legale – spiega Resteghini -. Di solito queste iniziative servono a manifestare un orientamento politico. Inoltre, da quarant’anni la scuola italiana fa una scelta di inclusione assoluta, anche di chi è “diverso”. In questo caso la differenza è l’etnia. Spero davvero che questa proposta non venga realizzata perché il rischio è quello di una ghettizzazione, di selezionare in base alla lingua italiana e quindi penalizzare automaticamente gli stranieri».

Resteghini, che parla comunque a titolo personale, non nega comunque che esistano dei problemi da affrontare, anche a fronte del costante aumento del numero di studenti stranieri. «I dati dell’anno scolastico 2008/2009 non sono ancora definitivi – continua Resteghini –, ma saranno in aumento così come succede da alcuni a questa parte. La crescita più importante è quella che si registra alle superiori in conseguenza dell’aumento dei ricongiungimenti». È chiaro quindi che i livelli a cui bisogna intervenire sono duplici e riguardano sia la scuola primaria, sia le medie e le superiori. «Io non sono contro l’uscita dei bambini stranieri dalla classe per studiare l’italiano, ma nel senso che servono dei laboratori ad hoc, non delle classi speciali. Gli alunni stranieri devono stare in classi miste e uscire solo per alcune ore per frequentare delle lezioni di italiano. Questa è la soluzione migliore, anche perché abbiamo appurato che i bambini riescono ad imparare la nostra lingua per comunicare, non per studiare, in un tempo limitato, da 4 mesi a un anno». Il problema, però, sono ancora una volta le risorse e il personale. «In tutta la provincia – chiarisce Resteghni – ci sono 17 insegnanti che seguono questi laboratori, oltre alle maestre e ai maestri che dedicano del tempo spontaneamente. Servirebbe più supporto da parte del ministero dell’istruzione».

Diversa invece la situazione per i ragazzi che frequentano le medie e devono scegliere la scuola superiore. «Questo è l’anello debole nella carriera scolastica di questi ragazzi. Il 18 per cento dei 14enni italiani si iscrive a scuole professionali, contro il 41 per cento degli stranieri. Questo è indice di una mancanza di informazione ed è su questo punto che dobbiamo intervenire. Abbiamo attivato un progetto di orientamento per spiegare bene ai ragazzi e alle loro famiglie quali sono le varie offerte e gli sbocchi professionali. Forse tanti loro non vorrebbero frequentare un istituto professionale, ma non sanno quali sono le alternative».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 ottobre 2008
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