Processo Colombo, spunta la prima intercettazione

Utilizzata oggi in aula durante il controinterrogatorio di un testimone della difesa da parte del pm per far emergere un presunto tentativo di far sparire dei file da un pc

La prima intercettazione fa capolino fra le udienze del processo a carico di Pietro Colombo, l’imprenditore-skipper gallaratese su cui grava l’accusa di omicidio nei confronti della compagna Giuseppina Nicolini, annegata nello Ionio greco nel maggio 2004 durante una vacanza a due in barca a vela. Si attendeva da varie udienze che il pm Giovanni Polizzi sfoderasse le intercettazioni telefoniche compiute nei primi mesi dell’indagine nei confronti dell’imputato, e che dovrebbero costituire un elemento chiave in un procedimento indiziario delicatissimo – l’unico testimone dei fatti è Colombo stesso, la sua versione dei fatti sarà ascoltata il prossimo 28 ottobre.

Oggi, martedì 7 ottobre, in Corte d’Assise a Busto Arsizio sono sfilati rapidamente cinque testimoni della difesa, tutti amici del Colombo che avevano esperienza di navigazione con lui. Ad una voce ne hanno preso le difese sostenendone la perizia e l’accortezza come skipper. Il pm ha viceversa sottolineato un episodio del 2001 in cui al timone del Delfino Bianco, la barca di Colombo, si era trovata temporaneamente Giuseppina Nicolini, e l’imbarcazione si era andata ad arenare nei pressi di Cefalonia, riportando dei danni. Per i testimoni Colombo era premuroso e attento alla sicurezza dei passeggeri, oltre a non aver mai mostrato qualsivoglia atteggiamento collerico o violento verso chicchessia, men che mai verso la compagna Giuseppina, di cui per l’accusa avrebbe causato volontariamente la morte violenta.

Controinterrogando uno dei testimoni, di professione  programmatore informatico, il pm Polizzi ha poi letto dei passi scelti dalla trascrizione di un’intercettazione. Di fronte all’opposizione della difesa del Colombo, rappresentata dall’avvocato Cesare Cicorella, Polizzi ha provveduto a far ascoltare l’intera telefonata intercorsa nel novembre 2004 fra Colombo e il tecnico suo amico, a indagine avviata e indagato debitamente informato di ciò, tanto da essere con ogni probabilità ben conscio di essere soggetto a possibili intercettazioni. Quattro minuti durante i quali, fra vari argomenti di conversazione, l’imputato chiedeva fra l’altro all’amico, con linguaggio tecnicamente poco chiaro, se questi avesse provveduto a immettere in un computer di sua proprietà un file "finto" atto a criptarne il contenuto o comunque a renderlo non leggibile. Il testimone ha riconosciuto la propria voce, ma ha anche dichiarato di non aver mai "manomesso" computer di Colombo in precedenza, e comunque di non ricordare quale fosse stato l’esito di quello scambio telefonico. Cinque giorni dopo quella conversazione i carabinieri si presentavano a casa Colombo mettendo fra l’altro sotto sequestro le strumentazioni informatiche dell’imprenditore. In questa non fu peraltro trovato nulla di evidentemente modificato o eliminato: così il perito informatico appositamente nominato dalla Procura. Col che, risulta indimostrabile che i file da eliminare fossero necessariamente rilevanti ai fini dell’accusa, ma si aggiungono ulteriori elementi indiziari al giallo. Si attendono maggori novità dalle ultime due udienze del dibattimento, ormai in dirittura d’arrivo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 ottobre 2008
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