«Quell’aggressione va chiamata con il suo vero nome: razzismo»

Una riflessione del Consiglio dell’Istituto Comprensivo Pellico di Varese sul pestaggio della ragazza marocchina

Il Consiglio di Istituto, nella seduta del 13 ottobre 2008, ha condotto una approfondita discussione sui fatti che hanno portato Varese nelle cronache dei TG nazionali.

Genitori e personale della scuola hanno espresso forti preoccupazioni per l’accaduto, che si inserisce in un quadro di avvenimenti che sono da leggere in stretto collegamento tra loro. In particolare il Consiglio ha segnalato che:

 la ragazza picchiata brutalmente è stata nostra alunna per gli anni della media e della elementare; nella nostra scuola, aperta alla multiculturalità e all’accoglienza nella diversità nelle diverse forme, ha trovato accoglienza, supporto, integrazione. A lei, come ad altri compagni immigrati, sono stati destinati aiuti straordinari; contemporaneamente, agli studenti tutti della scuola, sono stati diretti specifici interventi culturali volti a migliorare la comprensione tra le culture;

 la deprecabile azione compiuta da un gruppetto di studenti di altra scuola, ragazzi e ragazze, offusca, se non azzera, il valore sociale del delicato lavoro di integrazione compiuto dalla scuola e dagli Enti che si impegnano ogni giorno per promuoverla;

 l’aggressione compiuta da ragazzi e ragazzi va chiamata con il suo vero nome: RAZZISMO e non invece bullismo, come hanno fatto alcuni adulti, nel tentativo di minimizzare l’accaduto! Il razzismo è, nella fattispecie, un’aggravante del bullismo perché, alla sopraffazione gratuita, al gesto di sfida del gruppo, aggiunge la scelta, consapevole, di colpire qualcuno in quanto “diverso”.

Il Consiglio ha espresso solidarietà e appoggio alla famiglia della ragazza, anche attraverso la sorella minore, che frequenta la nostra scuola ed è, come tanti altri ragazzi di origine straniera, normalmente integrata nel contesto sociale e scolastico.

Si impegna a riflettere sul grave episodio avvenuto, insieme con i ragazzi, nelle forme adatte alla loro età, così da trasmettere la capacità di saper distinguere tra eccessi adolescenziali, in qualche modo tollerati perché transitori, e comportamenti razzisti, invece perseguibili dal Codice Penale.

A nome del Consiglio di Istituto, la dirigente scolastica

Margherita Giromini

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 ottobre 2008
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