Quella canzone per il disertore che ha fatto epoca

Il disertore polacco e la canzone di Boris Vian

Il reato di diserzione, permane in tutti gli ordinamenti del mondo. Ma la figura del disertore è stata utilizzata spesso, in passato, come simbolo della coscienza critica di chi rifiuta la guerra. Non è sempre così, ovviamente, tuttavia la canzone di  Boris Vian è un vero elogio sul tema.
In particolare, è di Giorgio Calabrese la traduzione italiana di Le déserteur (Il disertore), brano dal forte contenuto antimilitarista scritto da Boris Vian ai tempi della guerra d’Indocina e per anni censurato e boicottato dalle autorità francesi, De Gaulle in testa (e recentemente riproposto da Ivano Fossati). (da Wikipedia)

In piena facoltà
egregio presidente
le scrivo la presente
che spero leggerà.

La cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest’altro lunedì

Ma io non sono qui
egregio presidente
per ammazzar la gente
più o meno come me

Io non ce l’ho con lei
sia detto per inciso
ma sento che ho deciso
e che diserterò.

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.

Mia mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà.

Quand’ero in prigionia
qualcuno mi ha rubato
mia moglie e il mio passato
la mia migliore età.

Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò.

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò.

Di non partire più
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.

Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo
andate a dare il vostro
se vi divertirà.

E dica pure ai suoi
se vengono a cercarmi
che possono spararmi
io armi non ne ho.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 ottobre 2008
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