Sbarrette di cioccolato e brutti e cattivi, che buoni i dolci dei carcerati

Presentati i risultati del laboratorio di pasticceria organizzato a partire da giugno nell'istituto di Busto Arsizio

«Grazie davvero a tutti per averci dato questa occasione di lavoro». Sono queste le parole di sincero ringraziamento di Orazio Caci e Adalto Severiano Fei Tosa, due dei detenuti del carcere di Busto Arsizio che hanno partecipato al corso di pasticceria. L’occasione è stata la presentazione dei risultati ottenuti della prima edizione del progetto "Dolce in carcere", organizzata nella casa circondariale di Busto fra giugno e ottobre 2008. Giovedì 30 ottobre, Villa Cagnola ha infatti ospitato tutte le persone coinvolte nel progetto a partire dai suoi ideatori i membri dell’Associazione assistenza carcerati e famiglie di Gallarate guidata da Pietro Roncari che ha parlato di un «vero successo del progetto», fino ai veri protagonisti ovvero alcuni "detenuti-allievi" e i cinque i "pasticceri-insegnanti" della provincia di Varese: Mario Bacilieri (Marchirolo), Denis Buosi (Varese), Mariano Massara (Morazzone), Massimo Pagani (Gallarate) e Luca Riccardi (Gavirate) (nella foto con il direttore Nastasia). Presenti anche il direttore del carcere Salvatore Nastasia, la responsabile dell’area trattamentale Rita Gaeta, il comandante degli agenti di Polizia Penitenziaria Michela Cangiano e il magistrato di sorveglianza Rossella Ferrazzi. Tutti loro all’unanimità hanno voluto esprimere la loro soddisfazione per il successo ottenuto che, secondo Nastasia, «non ha precedenti per entusiasmo e risultati tangibili ottenuti». Ancora, i relatori hanno posto l’accento sul ruolo fondamentale del lavoro all’interno dell’istituto che è «non solo un modo per recuperare dignità e libertà, ma anche una valvola di sfogo per queste persone. Purtroppo in media solo il 10 per cento dei detenuti di un carcere ha questa occasione. Invece il lavoro e lo studio sono fondamentali per permettere un reinserimento positivo nella società». Fra il pubblico anche tanti operatori e volontari della casa circondariale bustocca, primo fra tutti Virginio Ambrosini che da anni presta la sua opera nelle cucine del carcere e ha avuto in questi mesi un ruolo di primo piano.   

Quella di ieri sera è stata quindi la degna coronazione di un processo durato alcuni mesi, senza contare tutta la fase di preparazione curata da Pierluigi Brun. Le lezioni sono infatti iniziate in giugno (Varesenews ha seguito quella di Denis Buosi) e sono proseguite fino a ottobre. In cattedra i cinque maestri pasticceri e dietro i fornelli nove detenuti scelti dall’amministrazione del carcere fra una lista più lunga di aspiranti pasticceri. Sono quattro le creazioni uscite dal laboratorio di pasticceria: Sbarrette di cioccolato, Dolce evasione, Quei matocch dei carcerati e Brutti e cattivi. «È stata un’esperienza forte, che ci ha stimolato – concordano i cinque pasticceri –. Eravamo partiti con l’idea di insegnare noi qualcosa, ma ne siamo usciti arricchiti a nostra volta. Siamo orgogliosi di questo lavoro e speriamo di poterlo portare avanti». Oltre infatti all’obiettivo già realizzato di vendere i prodotti realizzati in modo da autofinanziare il progetto (saranno disponibili nei negozi degli stessi pasticceri, ndr), c’è l’idea di creare una laboratorio fisso all’interno della casa circondariale. Speranza del tutto condivisa anche dagli stessi “allievi” che hanno ricevuto un diploma che attesta le loro competenze. Adalto Severiano Fei Tosa (nella foto, a destra), brasiliano, pensa già di esportare le sue nuove abilità nel paese di origine. «Ho imparato tanto, non solo a fare i dolci, ma anche a stare in gruppo e a convivere le esperienze. Ringrazio tutti, i pasticceri, la direzione, gli agenti, il magistraro, i volontari per avermi fatto conoscere il buono di questo paese. Da quando sono qui ho capito che posso aiutare altre persone a non fare lo stesso sbaglio». Orazio Caci (nella foto, a sinistra), un po’ più avanti con gli anni, non ha seguito il corso di pasticceria, ma quello di panificazione e spera di poter cucinare in futuro per i suoi nipotini. «In carcere ho avuto tante occasioni di studio e di lavoro. Oggi sono qui anche per dirvi grazie a nome di tutti i nostri compagni. A loro, soprattutto ai più giovani, dico sempre di accettare qualsiasi attività che l’amministrazione gli offre sia per sopravvivere dentro, ma soprattutto per il futuro».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 31 ottobre 2008
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