Sono “matto”, ma solo per il calcio

Oltre 300 ragazzi dei dipartimenti di salute mentale di tutta Italia hanno dato vita al torneo nazionale organizzato da Uisp. Il torneo è stato vinto dal Parma quarto posto per i ragazzi varesini

I ragazzi dei dipartimenti di salute mentale di tutta Italia, circa 300 divisi in 16 squadre, si sono ritrovati a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, per partecipare alla manifestazione "matti per il calcio", organizzata da Uisp. Tra loro anche la rappresentativa varesina. Il torneo è stato vinto dalla squadra di  Parma, Varese si è classificata al quarto posto.

«Il gioco del calcio – dice Tiziano Di Stefano, operatore sanitario –  viene pensato, vissuto e agito quale momento di scontro e violenza e, sempre più, etichettato come attività a forte valenza diseducativa. I fatti di cronaca confermano questa sensazione e il calcio, che un tempo era in grado di “fare gruppo”, occasione di incontro e di svago, viene svuotato del suo significato originario, della sua più autentica essenza. Tramite il gioco del calcio si stabilisce una relazione cons e stessi e con gli altri. Se il disagio fa temere, evitare l’altro, l’esperienza riabilitativa in gruppo ci fa misurare con l’altro e riconoscerlo come elemento positivo e indispensabile per fare squadra e “vincere”».

Nella rappresentativa varesina eranopresenti 19 utenti e 6 operatori sanitari.

«Io faccio parte della squadra di Varese “a.s.d cittadini del mondo” – racconta Luca Maffioli – . Sono stato molto contento di questa avventura. Sono andato non con l’idea di vincere e anche di partecipare e divertirmi. Questa manifestazione è stata per me, infatti, un canale molto importante per cercare di abbattere ogni tipo di barriera rispetto i pregiudizi della vita quotidiana. E’ stato esilarante e allo stesso tempo molto agonistico, perché non volevamo solo la vittoria ma volevamo, soprattutto, mettere al centro la persona del giocatore, che voleva aiutare la propria squadra e che rispettava gli altri giocatori in campo. Calcio a parte posso dire che queste occasioni sono molto importanti per chi crede che il calcio, lo sport  non siano solo una chimera per gente sana e senza problemi. Lo sport è bello, proprio perché viene praticato da tutti e quando si è in campo, ci si dimentica dei problemi del vivere quotidiano e si ritrova un nuovo equilibrio, vivendo al massimo e con tutta serenità un’occasione unica. All’ inizio, devo ammettere che ero un pò restio a partecipare a questa manifestazione, ma vedendo l’entusiasmo degli altri partecipanti e partecipando alle selezioni per la squadra, ho cambiato subito idea. Ho imparato così che lo sport va vissuto personalmente, con il coraggio di accettare ogni giorno le sfide che ci permettono di andare oltre le barriere, crescendo e maturando sul campo da gioco.  Per me, infatti, queste occasioni servono per vincere i pregiudizi, per far maturare la propria persona e per accrescere l’autostima. Mi sono molto affidato, durante le partite, dei miei punti di riferimento, tipo il mister e il presidente dell’associazione, che hanno dato forza a tutta la squadra e ci hanno aiutato a giocare una partita contro la vita, che a volte da dei risultati  inattesi, rispetto a quello che gli altri si aspetterebbero».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 ottobre 2008
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