Sostenibilità in cucina: la ricetta di Whirlpool si chiama Greenkitchen

Un "case study" per il seminario sull'energia degli industriali varesini l'iniziativa portata avanti e tradotta in progetto dalla multinazionale

Un case study per analizzare un’idea brillante, adattata al contesto del XXI secolo segnato dalla necessità del risparmio energetico. Nel mare magnum delle soluzioni adottate per far fronte al dilemma di risorse limitate e bisogni costanti, il progetto Greenkitchen di Whirlpool si distingue per l’impostazione originale, quasi "olistica", del tentativo di creare una cucina "ambientalmente corretta". Una cucina del futuro già presentata al Salone del Mobile di Milano. Una serie integrata di strumenti per cucinare, lavare, conservare in cui nulla vada sprecato: nè lo spazio, nè il calore, nè l’acqua. Tutto integrato come un unico organismo. Non stupisce dunque che al seminario in tema di energia dell’Unione Industriali della provincia di Varese si prendesse questo esempio quale paradigma di un modo nuovo di affrontare i termini di questioni antiche quanto il primo fornello o la prima ghiacciaia. Perchè forse Greenkitchen più che un prodotto da esposizione è una filosofia da diffondere: ha anche il suo bravo blog.

È Walter Albé, vicepresidente per la sezione Operations & Technology Dishwashing & Cooking di Whirlpool Europe, ad esporre il progetto. In un contesto di produzione di massa di elettrodomestici (Whirlpool è il primo produttore mondiale, presente in 170 nazioni, con 73.000 dipendenti e 20 miliardi di dollari di fatturato), viene posta particolare attenzione alla cucina, stanza per eccellenza di questi strumenti. Perchè? Per rispondere ad una necessità del produttore. «Da circa vent’anni» spiega Albé «c’è un fenonemo di continua fusione e consolidamento dei produttori, con conseguente erosione dei prezzi. Si può rispondere comprimendo i costi ancora di più, oppure puntare sull’innovazione». La seconda è la risposta data da Whirlpool.

Da qui scelte di mercato come il lancio delle lavatrici ad alta capacità (dieci chili) ma al tempo stesso capaci di autoregolazione nei consumi d’acqua, a seconda della quantità effettiva di bucato. In ogni caso, fatta un’analisi a posteriori, per ogni elettrodomestico la fase che concentra la massima quantità di risorse energetiche richieste è quella dll’uso, che prosegue per svariati anni vista l’affidabilità raggiunta dai macchinari. Si può intervenire sulla fase della produzione, ed è stato fatto creando un impianto a cogenerazione a Cassinetta di Biandronno, sede varesina della multinazionale; si può intervenre sulla fase del trasporto, riducendo e ottimizzando il packaging, e sul ricilclaggio – il 98% di un elettrodomestico Whirlpool è fatto di parti riciclabili.

Fondamentale resta però migliorare l’efficienza di ogni apparato durante la sua "vita utile". Whirlpool lo ha fatto, per ammissione di Albé, senza particolari diavolerie tecnologiche ma con il citato approccio integrato – ogni singolo strumento come parte di un’orchestra, obiettivo il risparmio di risorse per l’utente finale. Compressori superefficienti, consumi d’acqua ridotti, design avanzato dei circuiti sono elementi del tutto, ma inferiori, presi singolarmente, al mix del risultato. Si è tenuto conto del fatto che ogni elettrodomestico, dal forno al frigo, dalla lavastoviglie al piano cottura, ha peculiari caratteristiche e "leve" su cui lavorare per ridurre i consumi energetici. Così i frigo vedono schiume isolanti migliorate, compressori a giri variabili, pannelli isolanti sottovuoto e così via, stantard da classe A; e tuttavia non finisce qui. L’acqua filtrata, purificata e recuperata che ricircola, magari per preriscaldare la lavastoviglie, è solo uno dei componenti del tutto, studiato pensando al ciclo naturale del prezioso liquido. Un’idea nata non solo dai tecnici, ma da ogni dipendente dell’azienda, in omaggio a una sorta di… calcio totale aziendale dove vanno bene i ruoli, ma chi ha la palla, la gioca. Greenkitchen così coinvolge la gestione di elettricità, gas, acqua, che implica aspetti non secondari di quella che Albé indica come «educazione del consumatore».

Lavorando sul prodotto si è stimato di poter risparmiare in consumi un 16% sulla cucina in sé, un 24% tramite l’accorta integrazione degli elettrodomestici. Non bastava: rendendo accorto anche il consumatore con i consigli del caso – apparenti banalità come tenere aperto solo per poco lo sportello del frigo – si aggiunge fino a un 10% ulteriore di risparmio. L’utente, insomma, è il primo "elettrodomestico" ad honorem della cucina intelligente.  E si potrebbe andare oltre, con la cogenerazione a livello domestico si otterrebbero ulteriori riduzioni di spese e consumi, ma già così siamo oltre il 50% rispetto ai dati della cucina media di appena due anni fa.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 ottobre 2008
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