Studenti in piazza: “La Gelmini vuol giocare a nascondino”

Oltre 200 tra ragazzi ed insegnanti davanti al Teatro Condominio dove il ministro sarebbe dovuto intervenire a Duemlilalibri. Striscioni e slogan scanditi per tutto il pomeriggio

Avevano fatto una promessa: ministro o no, gli studenti sarebbero scesi in piazza per far valere le loro ragioni. E lunedì 27 ottobre dalle prime ore del pomeriggio (poco più di un’ora dopo essere usciti da scuola) l’hanno mantenuta. Oltre duecento le persone che si sono radunate davanti al Teatro Condominio, dove Mariastella Gelmini avrebbe dovuto parlare di “libri e scuola” in un incontro nell’ambito della fiera Duemilalibri. Il ministro ha dato forfait venerdì scorso, ufficialmente per impegni legati all’approvazione dei decreti che portano il suo nome. Ma chi vive la scuola – studenti e insegnanti – si è fatto sentire.

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In prima fila, veri protagonisti della protesta, gli studenti delle scuole superiori, riuniti nel Coordinamento Studenti e nella Unione degli studenti: ai gruppetti degli istituti gallaratesi si sono aggiunti (numerosi e ben organizzati) i ragazzi di Varese. Una presenza cospicua in orario extrascolastico per rispondere anche a chi li accusa di essere fannulloni in erba: «Vogliamo far vedere a tutti che siamo informati, che non è vero che siamo in piazza a protestare solo per perdere ore di lezione – dice Giulia Provasoli, studentessa universitaria -. Noi teniamo alla nostra scuola, volgiamo che si veda e che lo capisca chi ci accusa di essere facinorosi o disinformati: fossimo così, saremmo stati a casa a dormire». A dar loro manforte anche alcuni  studenti universitari e qualche laureato che in Università ci lavora.

Qua e là intorno al teatro Condominio gli striscioni pieni di slogan, da quelli polemici verso le minacce di Palazzo Chigi (“c’è chi usa i manganelli, noi usiamo i nostri cervelli”) all’ormai classico “La vostra crisi non la pagheremo noi”, certezza ripetuta di una generazione insicura ma determinata; dalle accuse a Tremonti artefice dei tagli contenuti nel decreto («mascherato da riforma») all’ironico slogan ad hoc “La Gelmini vuol giocare a nascondino”: «Non ci è piaciuto il forfait della Gelmini avrebbe dovuto venire qui e rispondere alle nostre domande e sollecitazioni – commenta Carlo Andrea Benetti, rappresentate d’istituto dei licei gallaratesi e coordinatore dell’Unione studenti di Gallarate -. Vogliamo un confronto, è stato promesso più volte, ma poi fanno tutto senza chiedere a chi la scuola la vive. Non ci piace la privatizzazione che si vuole imporre alla scuola e all’Università. Vogliamo spazi di discussione aperti, una scuola pubblica e accessibile».

A fianco dei ragazzi – contestatori con la kefya e ragazzine allegre con lo zaino colorato – i lavoratori della scuola: alcuni si sono riuniti a pochi passi sotto le bandiere dei sindacati (rappresentate tutte le sigle, confederali e di base), mentre molti insegnati si sono mischiati ai ragazzi, gli uni accanto agli altri come nei giorni di scuola: «Non ci piacciono i tagli, l’omologazione che si vuole calare dall’alto, la fine del tempo pieno, la penalizzazione della scuola nel suo complesso», spiega Patrizia Foglia, una delle professoresse del liceo classico e scientifico di Gallarate presenti. Defilata infine la presenza dei militanti di Rifondazione Comunista, scesi in piazza senza bandiere.

Il presidio è stato vegliato a distanza e con discrezione da un ridotto numero di agenti di polizia e carabinieri. Del resto c’era poco da temere da una piazza rumorosa, ma quanto mai pacifica, creativa e consapevole.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 ottobre 2008
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