Su e giù intorno all’Annapurna

Si avvicina alla fine il viaggio di Stefano Marcora nel subcontinente indiano: dalle miserie di Dacca all'aria purissima dell'Himalaya, fra i segni del mondo globalizzato

Appunti.
Dove sto andando? I chilometri passano dentro di me, la mente del viaggiatore e’ sempre piu’ libera. Alberi, persone, acqua, rifiuti, case, montagne, animali, strada; tutto mi scorre dolcemente dentro, il mondo diventa piu’ familiare, l’io purificato si rivela con maggiore intensita’.
Nel viaggio difficile e indipendente, l’identita’ del viandante passa per un processo naturale di riduzione dei suoi elementi essenziali.

Eccomi qui, dopo 40 giorni, vagabondando liberamente per l’Asia, accanto a migliaia di persone eppure solo, magro-magro, con uno zaino sempre piu’ leggero (bene per il  trekking!). Il corpo e’ sotto controllo, la mente e’ serena, il mondo -fuori- e’ meno diverso. I comportamenti ed il mio vivere assorbono e vengono assorbiti dalle alterita’ come il crescere di una pianta su un terreno nuovo.

Trekking nel circuito dell’Annapurna (Jomsom trail)

Primo giorno: Naya pul (1070 mt.) > Ulleri (2050)
Parto la mattina presto da Pokhara e giungo all’imbocco del sentiero alla 9,30 passate. Arrivo a Tirkhedhunga (1520 m) stremato dal caldo. Prendo un the nero con parecchio zucchero, mi riposo e poi attacco il sentiero ripido di scalini di pietra fino a Ulleri. Salgo veloce e supero turisti con guida e portatore. A Ulleri visito un paio di lodge e poi opto per il piu’ convincente. La guida cartacea e alcune persone sconsigliano di effettuare questo (ed altri contigui) percorso in solitaria per motivi di aggressioni a scopo di furto. Ieri, dal lago di Pokhara ho ammirato il tramonto al cospetto degli ottomila del Dhaulagiri e Annapurna. Ora sono sotto l’Annapurna sud ma questa si cela dietro le nubi.

Secondo giorno: Ulleri > Deurali (2890)
Finalmente vedo l’Annapurna sud (7220 m) dalla mia stanzetta. All’alba e’ una meraviglia. Sono le 5,40. Alle 7, fuori, e’ gia caldo. Continuo a salire i gradoni del sentiero costeggiando fumose case di lamiera e pascoli in pendenza. Piu’ in alto la valle si stringe e comincia la foresta umida. Incontro portatori che scendono a valle, muli (una sanguisuga) e qualche montanaro. Oltrepasso una Ghandrung immersa tra verdi colline di tremila metri e alle 10 sono a Deurali. Prima di scegliere l’ennesimo alloggio, passo la registrazione obbligatoria presso il posto di controllo della polizia. Da Deurali si dovrebbero vedere diverse cime, peccato che le nuvole coprano tutto. Piove a tratti. Verso sera vedo il Dhaulagiri (8167 m) ed il Tukuche (6920 m) incredibilmente vicini e -ovviamente- spendidi.

Terzo giorno: Deurali
Piove, quindi mi concedo una giornata di riposo. Nubi da sud si accumulano e permangono a ridosso delle cime piu’ alte. Il tempo in queste zone cambia con una velocita’ incredibile; ora c’e’ una macchia di sole, dopo le nuvole. Socializzo con la proprietaria dell’albergo: e’ una signora nepalese di etnia Magar. Mi racconta le difficolta’ dei giovani del posto di trovare lavoro al di fuori dell’ambito turistico.

Quarto giorno: Deurali > Naya pul (1070)
Molti dicono che Poon hill (3210 mt.) e’ uno dei punti panoramici piu’ belli del Nepal. Ci sono stato ieri. Le nuvole nascondevano quasi tutte le cime, Annapurna compresa. Questa mattina ho puntato la sveglia alle 4,30 con la speranza di risalire a Poon hill per ammirare l’alba sugli ottomila. Il desiderio era cosi’ forte che ho sognato di farcela. Nulla. ‘Soltanto il sogno ti da infinite possibilita’ recita un bel pezzo dei milanesi La crus. Ha piovuto per tutta la notte con vento da sud. L’istinto mi dice di battere in ritirata. Torno diritto a Pokhara. I 1800 mt. di dislivello e piu’ di 10 chilometri di sentiero li percorro in fretta, sorpassando turisti e nepalesi.

(Quinto giorno) Di ritorno a Kathmandu.
La mattina a Pokhara piove molto. La strada secondaria davanti al mio lodge e’ un piccolo torrente. Arrivo al bus con i piedi totalmente bagnati. Ricordando la strada percorsa all’andata (e le strade nepalesi in generale), spero di giungere a Kathmandu  senza frane e allagamenti di sorta. Ho preso un bus turistico che evita migliaia di fermate e perquisizioni ai posti di blocco dela polizia. Piove tanto, troppo. Passiamo una zona bassa della valle guadando un torrente tracimato. Andando verso est la pioggia cala lentamente, con sollievo da parte di tutti. Nella stada di montagna che porta a Kathmandu vedo: un minibus fermo con i passeggeri fuori, un altro incidentato ed uno ribaltato in un fosso. Tutte situazioni recenti. Arriviamo a Kathmandu  con una leggera pioggia, puntuali, dopo sette ore di viaggio.

Il classico turista ‘trekker’ in Nepal: sovrappeso, eta’ media 30-40, abbigliamento da montagna nuovo acquistato a Kathmandu o Pokhara, cappellino stile pescatore, zainetto, un bastoncino da montagna, unto di crema solare mischiata a sudore, passo lento, volto affranto e un poco spaesato. Buona parte dei ‘trekker’ e’ provvisto di guida e portatore. Non ho potuto fare a meno di sbeffeggiare questi appassionati della montagna e dell’autonomia. Nel trek dell’Annapurna/Jomsom ho incontrato davvero pochi camminatori appassionati.
P.S. La persona piu’ ridicola che ho visto e’ stata un inglese che a 2800 metri indossava le ghette da neve (non ho potuto fare a meno di ridergli in faccia): nel caso migliore penso che avesse le ghette per eludere (inutilmente) attacchi di sanguisughe assetate di sangue occidentale…

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 ottobre 2008
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