Trilocale in pieno centro affittasi a 350 euro al mese

Quest'annuncio è vero, ma non gradito come sembrerebbe. La casa è dell'Aler, di quelle a "canone moderato" che non hanno il successo sperato. Storia di una contraddizione

Negli annunci delle agenzie immobiliari sarebbe uno “splendido trilocale in zona tranquilla e centrale, nel cuore della città professionale e dei locali, in palazzina completamente ristrutturata a nuovo, affittasi a 350-450 euro mensili”. E farebbe decisamente gola. Ma invece stiamo parlando di una casa dell’Aler, e dei 31 aventi diritto per gli undici alloggi a disposizione da qualche mese nella casa di via della Valle a Varese (nella foto), solo in 5 hanno accettato la soluzione abitativa. Gli altri hanno rifiutato: in alcuni casi perchè troppo caro il canone moderato rispetto a quello sociale delle case popolari, in altri perchè la casa stava “a Biumo inferiore, quartiere considerato malfamato”.

Intorno alla palazzina, targhe di ottone di professionisti che qui hanno lo studio, di fronte un cantiere per una casa in bioedilizia, a pochi metri (ma non abbastanza da esserne disturbati) la cooperativa di Biumo, il liceo musicale e la biblioteca dei ragazzi.

A Milano, una casa del genere sarebbe paragonabile alle mansarde sui Navigli o nei dintorni di Corso Garibaldi: la boheme più chic, ambita da giapponesi e francesi, tedeschi e statunitensi. La casa Aler di via della Valle invece a Varese è l’icona di una contraddizione, e di una missione – quella dell’edilizia popolare, cioè di edilizia dignitosa e a prezzi calmierati, per consentire a tutti una casa – non ancora compiuta, e che forse non si compierà mai.

“Non so cosa succederà, probabilmente il comune di Varese deciderà di riproporre il bando per questa casa – spiega Paolo Galli, presidente di Aler Varese – Ma qualcosa di simile sta succedendo anche a Jerago con Orago, dove abbiamo costruito una palazzina con 20 appartamenti a canone moderato, e ne abbiamo collocati solo 4. Adesso stiamo pensando ad un bando intercomunale, per vedere se è interessato qualcuno dei comuni vicini”.

Il “canone moderato” è un’invenzione recente dell’Aler, ente prima non economico e statale e ora economico alle dipendenze della regione: si riferisce di solito ad appartamenti dai 70 ai 90 metri quadri, all’incirca trilocali, destinati a famiglie che abbiano un reddito ISEE (di cosa si tratta, lo sanno bene i genitori che accedono ai servizi scolastici comunali) tra i 14000 e i 23000 euro l’anno, ai quali viene offerto un canone tra i 350 e i 450 euro mensili. Una soluzione non destinata ai poveri quindi, ma a quelle famiglie borderline che potrebbero cavarsela ma sono strozzate dai prezzi di mercato degli affitti: una situazione ben nota e già ampiamente analizzata da tutti i media possibili.

Di appartamenti a canone moderato ne stanno arrivando sempre di più, non foss’altro per il fatto che rendono ad Aler un po’ di più, rendendo più sopportabile il budget annuale che ha conti che devono tornare, sempre meno finanziamenti e una politica della casa cambiata radicalmente dai tempi dell’istituto autono case popolari da cui è nato.

E, apparentemente, rispondono alle esigenze di una fascia sempre più ampia di popolzione, in questi tempi di vacche magre. Ma, complice forse la gioventù del termine “canone moderato” o anche qualche retaggio contro le “case popolari” che ci si immagina ancora come casermoni poco dignitosi, fanno fatica a essere collocati.

La fila c’è invece per le case a canone sociale, quelle che fissano gli affitti in base al reddito e alla possibilità di contribuire, e così possono essere occupate con una spesa che può essere anche di soli 200 euro annui. Ma le case così non ci sono, e ce ne saranno sempre meno.

Il dibattito che le riguarda, di questi tempi, è che le tariffe minime sono aumentate percentualmente in maniera enorme (circa il 25%). Ma in cifre significa che gli affitti minimi aumenteranno da 169 euro circa annui a 240 annui, cioè passeranno all’incirca dai 15 ai 20 euro al mese, e per di più con aumenti annui più contenuti, da oggi al 2010.

Non è questo quindi, evidentemente il problema: il problema è che case da 20 euro al mese non si riescono più ad avere, e verranno costruite sempre meno.

“Nel 2009 dovremmo appaltare 246 appartamenti di cui abbiamo già la destinazione, tra Castellanza, Varese, Fagnano, tradate, Somma Lombardo, Uboldo, Olgiate Olona e a Saronno – spiega Galli – in tutto saranno 14 cantieri per un costo previsto di circa 40milioni di euro, di cui 14 forniti da Regione Lombardia. Gli altri 26 però, vanno cercati sul mercato, con finanziamenti bancari, e come potete immaginare non è un gran periodo per farlo”.

No, non lo è: farsi dare liquidità e restituirle con i mutui non è così sempice di questi tempi. Darle a cantieri che poi riceveranno dagli occupanti 20 euro al mese probabilmente meno ancora. Per questo la proporzione delle case non è proprio coerente con la domanda effettiva dei cittadini: “Dei 248 alloggi che dovremmo appaltare, un centinaio saranno dati a canone sociale e un altro centinaio a canone moderato”. La motivazione di questa scelta non è difficile da capire: il secondo paga almeno parzialmente il primo, e consente liquidità sufficiente per pagare i mutui. “Altri 48 appartamenti faranno invece parte di un ulteriore esperimento: la locazione temporanea – conclude Galli – Saranno alloggi ricavati dall’ex seminario di Saronno e saranno destinati a studenti o lavoratori temporanei con contratti a 1 o 2 anni”.

Una possibilità nuova? Un modo di risolvere nuove esigenze, in mancanza di una possibilità di risolvere quelle vecchie? In ogni caso, un tentativo per venirsi incontro tra un Aler a cui i conti faticano sempre di più a tornare, perchè progressivamente abbandonata dallo stato dopo anni di – forse eccessivo, visti i risultati – pathos assistenziale e i cittadini sempre più precari, che potrebbero in questo modo un po’ meno precaria la loro situazione. Speriamo che funzioni e in bocca al lupo: di questi tempi, ne abbiamo tutti più bisogno.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 ottobre 2008
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